Foto Filippo Attili/Palazzo Chigi/LaPresse 24-03-2020 Roma, Italia PoliticaDichiarazioni del Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, sulle nuove misure per contrastare e contenere il diffondersi del virus Covid-19DISTRIBUTION FREE OF CHARGE - NOT FOR SALE - Obbligatorio citare la fonte LaPresse/Palazzo Chigi/Filippo Attili
All’inizio della pandemia l’Italia inviò 18 tonnellate di mascherine alla Cina. Oggi la Commissione Covid ricostruisce una scelta politica che lasciò il Paese senza protezioni.
C’è un momento preciso in cui la classe dirigente italiana mostra tutta la propria fragilità politica e istituzionale: l’avvio della pandemia da Covid-19.
Mentre il virus avanzava silenziosamente verso l’Europa, l’Italia decise di spedire 18 tonnellate di mascherine alla Cina, lasciando senza adeguate protezioni ospedali, medici e cittadini.
Non si trattò di una svista né di una leggerezza amministrativa, ma di una scelta politica consapevole, assunta nelle settimane decisive in cui il Paese avrebbe dovuto rafforzare le proprie scorte strategiche.
Quella decisione è oggi tornata al centro del dibattito grazie ai lavori della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla gestione dell’emergenza Covid-19, che sta ricostruendo passaggi e responsabilità di una fase cruciale della storia recente italiana.
Durante la seduta del 17 novembre 2025, la Commissione ha ascoltato la testimonianza di Tiziana Coccoluto, magistrato ed ex vicecapo di Gabinetto dell’allora ministro della Salute Roberto Speranza.
Chiamata a ricostruire la genesi della donazione dei dispositivi di protezione individuale alla Cina nel febbraio 2020, la Coccoluto ha pronunciato una frase destinata a pesare:
“C’era un obbligo di collaborazione con la Cina che si è voluto realizzare in questo modo”.
Un’affermazione che introduce l’esistenza di un presunto vincolo politico-diplomatico, ritenuto sufficiente a giustificare la rinuncia a presìdi fondamentali per la sicurezza nazionale.
Resta però aperta una domanda centrale: quale fosse la natura di tale obbligo, da chi fosse stato sancito e per quali ragioni dovesse prevalere sulla tutela della salute pubblica in Italia.
Di quella spedizione di mascherine si fece pubblicamente vanto l’allora ministro degli Esteri Luigi Di Maio, in una fase in cui la Farnesina gestiva rapporti particolarmente intensi con Pechino.
Il contesto politico era segnato dalla firma del Memorandum sulla Via della Seta e da una linea di forte apertura verso la Cina, considerata un partner strategico.
Appare difficilmente credibile che una donazione dal valore simbolico e operativo così elevato sia avvenuta senza un coinvolgimento diretto del governo, di Palazzo Chigi e del ministero degli Esteri.
Quella scelta si inserì in un’impostazione politica che avrebbe poi portato l’Italia ad acquistare dispositivi sanitari dalla Cina, spesso a costi elevati e con forniture rivelatesi inadeguate, mentre il sistema sanitario nazionale affrontava la fase più drammatica della pandemia.
This website uses cookies.