Dopo il fallito tentativo di anticipare il referendum, Alessandro Di Battista torna all’attacco della riforma giustizia, evocando Licio Gelli e alimentando la frattura nell’opposizione.
Il mancato anticipo del referendum sulla riforma della giustizia riaccende lo scontro politico.
Nel tentativo di forzare i tempi, Alessandro Di Battista ha rilanciato un’accusa pesante contro il progetto di riforma, dopo che la manovra parlamentare si è rivelata inefficace.
L’emendamento che avrebbe potuto modificare il calendario delle consultazioni elettorali non ha prodotto effetti sul referendum, che non verrà anticipato al 1 marzo.
Da qui la nuova presa di posizione dell’ex pentastellato, che torna a esprimere una contrarietà netta, già manifestata in passato con toni duri anche contro il presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
Nel frattempo, il governo è impegnato nella definizione finale della Manovra economica, in un clima di tensione crescente tra i partiti della maggioranza.
Ogni emendamento diventa terreno di scontro. Tra questi, quello presentato da Maurizio Gasparri, che propone di consentire lo svolgimento delle elezioni del 2026 anche nella giornata di lunedì oltre alla domenica.
La norma, però, interviene sul Testo unico degli enti locali e non incide sul calendario referendario.
Di conseguenza, il referendum sulla riforma della giustizia resta fissato senza anticipazioni, facendo venire meno il presupposto politico su cui si era innestata la polemica.
Dopo lo stop parlamentare, Di Battista ha rilanciato l’attacco con parole destinate a far discutere:
“Non si può dimenticare come Licio Gelli fosse un sostenitore della separazione delle carriere. Lui voleva questa riforma”.
Una dichiarazione che segna il cuore della campagna “Schierarsi”, iniziativa che vedrà coinvolti il Movimento 5 Stelle e il Partito Democratico.
All’interno del Pd, tuttavia, la linea non è unitaria. L’opposizione alla riforma è sostenuta soprattutto dalla segretaria Elly Schlein e dalla maggioranza del fronte democratico, mentre alcune componenti del partito si sono dette favorevoli alla riforma.
In questo quadro, Di Battista si colloca apertamente nel fronte del no, rafforzando una spaccatura politica che attraversa l’intera opposizione e che promette di intensificarsi con l’avvicinarsi del referendum.
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