Antonio Tajani difende la presenza del crocifisso nelle scuole. Tra politica, sentenze e leggi mai approvate, il tema resta divisivo e irrisolto.
“A volte non ci troviamo sempre d’accordo con Giorgia e Matteo su alcune questioni, ma quando si vuole essere accoglienti lo si è quando si ha il coraggio di dire chi si è.
Togliere i crocifissi dalle scuole significa sottomettersi ad altri che poi ci imporranno la loro regola. Più si è identitari e più si può dialogare con gli altri”.
Così Antonio Tajani, intervenendo sul palco di Atreju pochi giorni prima di Natale, ha ribadito una linea netta sulla presenza del crocifisso nelle aule scolastiche.
Un tema sul quale, secondo Tajani, nella maggioranza non esistono reali divergenze. La presenza del simbolo cristiano nelle classi, introdotta da un regio decreto del 1924, continua a rappresentare un punto fermo per una parte significativa del centrodestra.
La questione ciclicamente torna al centro del dibattito pubblico senza mai trovare una soluzione legislativa definitiva.
Un anno e mezzo fa, in piena campagna elettorale per le elezioni europee, anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni intervenne duramente:
“Non possiamo rimanere in silenzio di fronte a chi, nelle nostre scuole e nelle nostre Università, insegna l’odio verso la nostra civiltà. Non accettiamo lezioni da chi invoca la chiusura delle scuole per il Ramadan mentre chiede di togliere il crocifisso dalle scuole”.
Alla fine del 2023, fece scalpore il caso di una scuola di Carpi, nel modenese, dove una dirigente scolastica dispose la rimozione improvvisa di tutti i crocifissi dalle aule, senza informare preventivamente docenti e genitori.
Sulla vicenda intervenne anche il vicepremier Matteo Salvini, che commentò: “La priorità di questa ‘preside’ è stata strappare i Crocifissi da tutte le aule scolastiche. Professori e genitori increduli, io con loro”.
Nel settembre 2023, la Lega presentò una proposta di legge, a prima firma della deputata bresciana Simona Bordonali, per rendere obbligatoria l’esposizione del crocifisso “in luogo elevato e ben visibile” in scuole, uffici pubblici, carceri, ospedali, stazioni, porti e aeroporti.
Il testo definiva il crocifisso come “valore universale della civiltà e della cultura cristiana” e prevedeva sanzioni da 500 a 1.000 euro per chi lo avesse rimosso o rifiutato di esporlo. Del progetto, però, si sono perse le tracce.
A fare chiarezza sul piano giuridico resta la sentenza delle Sezioni Unite civili della Corte di Cassazione di quattro anni fa, che ha stabilito come il crocifisso possa essere esposto legittimamente “allorquando la comunità scolastica valuti e decida in autonomia di esporlo”, senza obblighi e nel rispetto di tutte le convinzioni religiose.
Una linea confermata anche dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, che nel 2011 escluse l’obbligo di esposizione, ma non ne vietò la presenza.
Nonostante sentenze e polemiche, a distanza di oltre quindici anni, il crocifisso resta presente nella stragrande maggioranza delle aule scolastiche italiane.
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