Dopo giorni di silenzio sul caso Hannoun, Ilaria Salis interviene con un comunicato durissimo. Parole che sollevano polemiche e interrogativi sul ruolo istituzionale.
Molti hanno scelto di attendere ore, se non giorni, prima di prendere posizione sul caso Mohammad Hannoun, arrestato nell’ambito di un’inchiesta sui finanziamenti a Hamas partiti dall’Italia.
Un’attesa che, nella maggior parte dei casi, è apparsa dettata dalla prudenza e dal rispetto per il lavoro della magistratura.
Non così per Ilaria Salis, che ha diffuso un comunicato destinato a suscitare reazioni immediate e nuove domande.
Le posizioni dell’europarlamentare eletta con Alleanza Verdi e Sinistra sono note e da tempo vicine alla sinistra radicale dei centri sociali, ma il contenuto del messaggio pubblicato sul caso Hannoun ha colpito anche osservatori abituati a toni accesi.
Nel suo intervento, Salis scrive: “Quando verrà finalmente il turno delle inchieste giudiziarie per chi fiancheggia il terrorismo di Stato e il genocidio? No alla criminalizzazione dei movimenti, no alla delegittimazione della Resistenza anti-coloniale palestinese”.
Parole che ribaltano completamente il quadro dell’inchiesta giudiziaria in corso e che arrivano da una rappresentante delle istituzioni europee, eletta per rappresentare i cittadini italiani al Parlamento europeo.
A sorprendere è soprattutto il contesto: affermazioni di questo tipo sono abituali nei comunicati dei centri sociali o dei movimenti antagonisti, ma assumono un peso diverso quando provengono da un’eurodeputata che esercita un mandato istituzionale e percepisce un compenso pubblico.
Nel suo messaggio non compare alcun riferimento alla necessità di accertare i fatti, né un richiamo al lavoro della magistratura che ha condotto un’indagine durata anni.
Il comunicato si chiude con un appello esplicito: “Che continui a soffiare forte, in Italia e ovunque, il vento della solidarietà internazionalista. Free Palestine”.
Una conclusione che rafforza l’impressione di una scelta deliberata di polarizzazione, in un momento che avrebbe richiesto cautela e rispetto delle istituzioni dello Stato.
Secondo numerosi osservatori, da un’europarlamentare ci si aspetterebbe almeno una sospensione del giudizio, o una richiesta di chiarimento nel rispetto delle indagini in corso.
Al contrario, la linea scelta da Salis viene letta come una delegittimazione preventiva degli organi inquirenti e come una presa di posizione ideologica che prescinde dal merito giudiziario del caso.
Un atteggiamento che riaccende il dibattito politico e pone interrogativi sul rapporto tra attivismo radicale e responsabilità istituzionale, soprattutto quando in gioco vi sono accuse di terrorismo internazionale.
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