Vittorio Feltri ospite di Piero Chiambretti durante la quarta puntata del programma di Rai3 "Donne sull'orlo di una crisi di nervi", Milano, 2 ottobre 2024. ANSA/DANIEL DAL ZENNARO
Vittorio Feltri difende Giorgia Meloni dai pregiudizi politici e culturali: stabilità, credibilità internazionale e numeri economici smontano la narrazione catastrofista dell’opposizione.
Le dichiarazioni di Vittorio Feltri sono una difesa netta e argomentata dell’operato del governo guidato da Giorgia Meloni.
Feltri rivendica un metodo che definisce ormai raro nel dibattito pubblico: partire dai fatti, dai numeri, dai risultati concreti. In un clima dominato dall’opinione e dal tifo ideologico, attenersi alla realtà diventa, secondo il giornalista, quasi un atto “sovversivo”.
Feltri non nasconde di aver sempre stimato Meloni, anche quando veniva descritta come inadatta o pericolosa.
A suo giudizio, la premier è stata vittima di un doppio pregiudizio: politico, perché di destra, e culturale, perché donna. Entrambi, sostiene, sono stati smentiti dall’esperienza di governo.
Uno dei punti centrali dell’analisi riguarda la durata dell’esecutivo. In un Paese segnato da governi fragili e maggioranze instabili, Feltri sottolinea come il fatto che l’esecutivo sia ancora in piedi dopo tre anni rappresenti già un risultato politico significativo.
Un dato che, secondo lui, viene sistematicamente minimizzato da chi aveva osannato governi precedenti poi crollati in pochi mesi.
Sul piano economico, Feltri attribuisce un ruolo chiave al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, parlando di un lavoro di “bonifica” dopo l’eredità di misure definite dissennate, come il reddito di cittadinanza e il superbonus.
La scelta della prudenza, spesso scambiata per mediocrità, viene invece letta come lungimirante. Il calo dello spread, la fiducia dei mercati e i giudizi delle agenzie di rating vengono indicati come segnali concreti, non ideologici.
Feltri insiste anche sul cambio di percezione internazionale dell’Italia.
Da Paese considerato fragile e da commissariare, l’Italia sarebbe tornata a essere un interlocutore credibile. Il riconoscimento da parte di testate storicamente critiche come Le Monde e Financial Times viene letto come una presa d’atto, non come una concessione benevola.
Sul fronte occupazionale, Feltri cita la disoccupazione scesa al 6% come un dato che contraddice la narrazione secondo cui senza assistenzialismo lo Stato condannerebbe i cittadini alla miseria. Secondo il giornalista, sarebbe accaduto l’opposto: meno sussidi a pioggia e più lavoro reale.
Pur riconoscendo che non tutto sia perfetto, Feltri conclude che i governi non si giudicano per l’estetica o per la retorica, ma per la direzione intrapresa e per i risultati ottenuti.
E la direzione impressa da Meloni, a suo avviso, è stata chiara, coerente ed efficace. In un panorama politico dominato dalle urla, attenersi ai fatti resta, per Feltri, un esercizio di igiene mentale.
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