Vittorio Feltri ospite di Piero Chiambretti durante la quarta puntata del programma di Rai3 "Donne sull'orlo di una crisi di nervi", Milano, 2 ottobre 2024. ANSA/DANIEL DAL ZENNARO
Secondo Vittorio Feltri, la piazza di Milano deserta a Capodanno non è un successo ma il segno di una resa civile e di una paura diffusa fra i cittadini.
Vittorio Feltri risponde senza mezzi termini a chi afferma che “questa volta i maranza hanno fatto i bravi” dopo che a Piazza Duomo la notte di Capodanno si è conclusa senza gravi disordini visibili. «Ti sbagli. E pure di parecchio», scrive Feltri, spiegando che l’assenza di tragedie non può essere celebrata come un successo. La civiltà, sottolinea il giornalista, non consiste nel fatto che non ci si sgozzi in piazza, ma nel permettere a famiglie, ragazzi, anziani e turisti di godersi la notte più simbolica dell’anno con serenità, brindando, ridendo e tornando a casa senza timori.
Per Feltri, il fatto che “sia filato tutto liscio” è dovuto a un massiccio schieramento di forze dell’ordine e di controlli straordinari da parte dello Stato. «Bene. Bravi. E grazie», riconosce, ma puntualizza: «Se per rendere normale una piazza devo trattarla come una zona di guerra, non ho vinto. Ho soltanto contenuto il danno». La piazza deserta alle due di notte — continua — non è un trofeo ma la fotografia di una città che, invece di festeggiare, si ritira per prudenza, temendo caos, botti, gruppi di esaltati o prepotenze.
Nel suo ragionamento Feltri contesta anche l’uso eufemistico di termini come “maranza”, che tendono a minimizzare comportamenti potenzialmente problematici. Non si tratta, secondo lui, di “ragazzate” o folklore metropolitano, ma di una normalizzazione dell’idea che in certe notti e in certe zone valgano regole diverse. “Se per sentirci al sicuro dobbiamo desiderare la piazza deserta”, osserva, «allora abbiamo interiorizzato l’idea che la vita normale sia troppo rischiosa». Per il giornalista, un Paese serio non si compiace del fatto che non ci siano stati bollettini neri, ma pretende che le piazze simbolo siano piene, allegre e vissute: «Il traguardo è una piazza piena, allegra, con i cittadini che si sentono padroni di casa».
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