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Crans Montana, Briatore accusa: “Non è una tragedia, è omicidio”

Dopo l’incendio nel locale di Crans Montana, Flavio Briatore parla di omicidio, licenze assurde e gravi falle nei controlli sulla sicurezza che hanno portato alla morte di giovanissimi.

Flavio Briatore e l’orrore di Crans Montana

Flavio Briatore è sconvolto. Parla con rabbia e dolore della tragedia avvenuta a Crans Montana, dove un incendio in un locale notturno ha provocato la morte di ragazzi giovanissimi. “Erano ragazzini, avevano 17 anni e tutto il futuro davanti a loro. Volevano festeggiare, divertirsi. Sono morti tra atroci sofferenze”, ripete più volte.
Per l’imprenditore, che possiede e gestisce locali in tutto il mondo, non ci sono attenuanti. “Omicidio. Non c’è dubbio: omicidio. Non mi parlate di sfortuna o di caso”, afferma senza esitazioni. Secondo <u><a href=”https://www.baritalianews.it/tag/flavio-briatore/”>Flavio Briatore</a></u>, ciò che è accaduto è la conseguenza diretta di scelte sbagliate e controlli mancati, a partire dalla concessione stessa della licenza.

“Quel locale non doveva avere la licenza”

Nel giudizio di Flavio Briatore, il nodo centrale è la progettazione del locale. “Non doveva neanche avere la licenza. Come ha fatto un posto così a ottenerla? Non aveva uscite di sicurezza adeguate”, si chiede. La presenza di una sola scala, stretta e ripida, viene definita “assolutamente insufficiente” per far defluire centinaia di persone in preda al panico.
“Pensa a quanto tempo ci voleva per far uscire 300 persone”, osserva. Nei locali gestiti dal suo gruppo, spiega, la progettazione parte sempre dalle uscite di sicurezza: “Prima si fanno quelle, poi il resto. Devono essere larghe, visibili, accessibili da ogni punto della sala”.
A rendere il quadro ancora più grave, secondo Briatore, la presenza di minorenni. “Erano ragazzini di 15 o 16 anni. Poteva esserci mio figlio, poteva esserci tuo figlio”. L’imprenditore sottolinea anche la somministrazione di alcol: “Nei locali pubblici non si dà da bere ai minorenni. È vietato. Noi facciamo controlli rigidissimi, persino con macchine che verificano i documenti”.

Scintillini, soffitti bassi e sicurezza ignorata

Un altro elemento centrale riguarda la struttura del locale. “Quei posti devono avere soffitti molto alti e materiali non infiammabili”, spiega Briatore. A Crans Montana, invece, si parla di soffitti bassi e di una copertura simile alla gommapiuma. Una combinazione che definisce micidiale, soprattutto in presenza di scintillini.
“Gli scintillini sono fuoco vivo, non li puoi spegnere soffiando. Se li porti a pochi centimetri dal soffitto, il rischio è enorme”, afferma. Nei locali del gruppo Briatore, racconta, quelli tradizionali sono stati eliminati e sostituiti con scintillini elettrici a rischio zero. “Lo abbiamo fatto per la sicurezza, perché la gente si è data fuoco anche solo chinandosi per soffiarli”.
La domanda finale resta senza risposta: “Com’è possibile che in Svizzera, simbolo di rigore e controlli, sia stata concessa una licenza del genere e sia stato permesso ai minorenni di bere?”. Per Flavio Briatore, una cosa è certa: “In Italia non sarebbe mai successo. Le autorità non lo avrebbero permesso”.

Published by
Lorenzo Costantino

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