Scontro interno nella Lega tra Luca Zaia e Roberto Vannacci: visioni opposte, frecciate pubbliche e una battaglia aperta sull’identità futura del partito di Matteo Salvini.
Nella Lega lo scontro non è più sotterraneo. Da una parte Luca Zaia, dall’altra Roberto Vannacci. Due figure con un peso elettorale rilevante, due ambizioni evidenti, ma una distanza politica che appare ormai insanabile. A certificare la frattura è un documento politico firmato da Zaia, pubblicato nelle scorse ore, che delinea una destra “liberale e non liberticida”, fondata sul rispetto delle identità e sull’integrazione come governo della complessità.
Un’impostazione che segna un allontanamento netto dal sovranismo di Matteo Salvini e, ancor di più, dalla linea identitaria incarnata da Vannacci. Nel testo, Zaia rilancia una visione che richiama l’autonomismo del Nord e prende le distanze dalla retorica remigrazionista e dagli scenari di invasione islamica evocati da una parte del gruppo dirigente leghista, tra cui anche la vicesegretaria Silvia Sardone.
La distanza politica si è trasformata in un botta e risposta diretto. Zaia, commentando la vicenda venezuelana, ha definito l’azione degli Stati Uniti “un’operazione puntuale e chirurgica”, “un’azione nell’interesse dei cittadini”, prendendo una posizione diversa da quella più prudente assunta da Salvini. Parole che hanno irritato Vannacci, il quale ha liquidato il manifesto dell’ex governatore con una frase tranchant: “L’ho letto in maniera molto ma molto superficiale. Zaia non è il mio benchmark, non è il mio riferimento”.
La replica non si è fatta attendere ed è arrivata sotto forma di citazione velenosa. Zaia ha richiamato le proprie parole pronunciate dopo il risultato record alle Regionali, quando aveva osservato che non c’era motivo di fare confronti, perché “Vannacci non è il mio benchmark”. Un richiamo che ha riacceso la competizione anche sul piano dei numeri, con Zaia forte delle 203 mila preferenze ottenute, superiori a quelle raccolte da Vannacci alle Europee in Veneto.
Dietro le schermaglie personali si nasconde una lotta più profonda: la definizione dell’identità futura della Lega. Zaia immagina un partito che torni a parlare di Nord, autonomia e amministrazione, con un possibile ruolo di responsabilità sull’area settentrionale per recuperare consensi persi negli ultimi anni. Attorno al suo nome si sta aggregando quella parte del partito che non ha mai digerito la svolta nazionalista impressa da Salvini e la successiva radicalizzazione rappresentata dall’ingresso di Vannacci ai vertici.
Vannacci, dal canto suo, resta in equilibrio tra due strade: restare nel partito, forte di una posizione ormai consolidata, oppure costruire un progetto politico alternativo, identitario e trasversale. In questa direzione va l’iniziativa in programma il 9 gennaio in provincia di Brescia, con una cena e il tesseramento dell’associazione politico-culturale “Nord per Vannacci”, alla presenza dello stesso eurodeputato. Un contenitore parallelo alla Lega, che alimenta il sospetto di una futura scissione e rende sempre più complesso il compito di Salvini nel tentativo di tenere insieme anime ormai apertamente contrapposte.
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