Il caso Francesca Albanese divide il Partito democratico a Bologna: dopo nuove polemiche, il sindaco Matteo Lepore valuta lo stop alla cittadinanza onoraria già avviata.
Ancora una volta Francesca Albanese diventa un fattore di tensione politica interna al Partito democratico, riaprendo una frattura che a Bologna sembrava sopita. Dopo mesi in cui una parte della sinistra l’aveva esaltata come simbolo della causa palestinese, il clima è cambiato rapidamente in seguito a una serie di prese di posizione e dichiarazioni giudicate divisive. A pesare sono stati prima gli scontri verbali sul palco contro il sindaco dem di Reggio Emilia, colpevole di aver ricordato gli ostaggi israeliani rapiti da Hamas, e poi le parole pronunciate dopo l’assalto dei centri sociali alla sede de La Stampa, quando Albanese ha parlato di un episodio che doveva essere «un monito per i giornalisti».
Dichiarazioni che hanno riacceso il dibattito sulla cittadinanza onoraria, già concessa da diversi Comuni di area progressista e il cui iter era stato avviato tre mesi fa anche dal Comune di Bologna. Un percorso che ora appare tutt’altro che lineare e che si è trasformato in un vero e proprio campo minato politico.
A far esplodere nuovamente il caso è stata la consigliera comunale Pd Cristina Ceretti, che ha raccontato un retroscena destinato a pesare sugli equilibri interni. Secondo quanto riferito, durante un incontro a porte chiuse il sindaco Matteo Lepore avrebbe manifestato l’intenzione di fermare la procedura. «Quando ci siamo confrontati nel suo ufficio a porte chiuse, non pubblicamente», ha dichiarato Ceretti, il primo cittadino «mi ha confermato la sua volontà di non conferire in questo momento, a breve, o comunque insomma di non dare immediatamente corso a una cerimonia», con l’obiettivo di «stoppare il conferimento».
Parole che hanno fatto rumore e che hanno immediatamente offerto al centrodestra l’occasione per tornare all’attacco. Il capogruppo della Lega Matteo De Benedetto ha chiesto chiarezza pubblica: «Se il sindaco ha cambiato idea lo dica, Francesca Albanese non può rappresentare Bologna». Un affondo diretto, seguito da quello della consigliera di Fratelli d’Italia Francesca Scarano, secondo la quale «è l’ennesima spaccatura all’interno del Pd» e dopo le parole di Ceretti «il sindaco non ha più scuse».
Di fronte alla tempesta politica, dal Partito democratico è arrivata una rapida controffensiva. L’assessore Roberta Li Calzi ha smentito l’interpretazione fornita dalla consigliera, affermando: «Credo che il sindaco non abbia bisogno che altri componenti della giunta vadano a parafrasare il concetto molto chiaro che ha espresso». Una presa di distanza che ha cercato di ricomporre lo strappo, senza però cancellare l’imbarazzo.
Dal Comune è arrivata infine una posizione più prudente: la cittadinanza onoraria non verrà revocata, ma non è all’ordine del giorno alcuna data per il conferimento ufficiale, qualora si decidesse di procedere con una cerimonia. Un congelamento di fatto che certifica come il caso Francesca Albanese continui a creare problemi politici alla maggioranza di sinistra, alimentando divisioni interne e offrendo nuovi argomenti all’opposizione.
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