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Sergio Costa e la lotta contro il cancro: “In ospedale ero solo un paziente qualunque non un ex Ministro”

Il vicepresidente della Camera Sergio Costa racconta la scoperta del tumore alla prostata, le cure nella sanità pubblica e la scelta di affrontare la malattia come cittadino qualunque.

La diagnosi alla vigilia del voto e la scoperta del nemico interno

Il nemico lo ha scoperto alla vigilia di un appuntamento politico decisivo, in un momento in cui tutto sembrava concentrato sulla campagna elettorale. Era il 22 novembre, un sabato, il giorno prima del voto in Campania, quando Sergio Costa, generale di Corpo d’armata dei Carabinieri ed ex ministro dell’Ambiente del Movimento 5 Stelle, si trovava sedato in un ospedale per sottoporsi a una biopsia. Dopo settimane di impegno politico sul territorio, il suo corpo gli stava presentando il conto.

Costa, classe 1959, ha deciso di raccontare pubblicamente la sua esperienza con un tumore alla prostata, spiegando di aver affrontato la malattia esclusivamente attraverso la sanità pubblica. «Non ho chiesto favori o scorciatoie, glielo giuro. Ho fatto le impegnative, sono andato alla mia Asl. Io ero e sono il paziente Costa, non l’ex ministro». Una scelta rivendicata con fermezza, che diventa anche una testimonianza sul valore del servizio sanitario nazionale.

Le cure nella sanità pubblica e la scelta di non operarsi

I primi segnali di malessere erano arrivati mentre l’attenzione era tutta rivolta alla competizione elettorale. Una visita dall’urologo e poi la biopsia all’ospedale di Aversa, seguita da una diagnosi chiara: tumore localizzato in tre punti della prostata. In quei giorni Costa rinuncia anche ai festeggiamenti post voto con il neo presidente Roberto Fico, nonostante l’invito di Giuseppe Conte, perché ormai la priorità è un’altra.

La proposta iniziale è radicale: l’asportazione della prostata. «Al tuo posto non rischierei la pelle», gli viene detto. Ma Costa riflette sulle conseguenze fisiche e personali di un intervento invasivo e, dopo averne parlato con la moglie, decide di seguire una strada diversa. Viene indirizzato verso un’altra struttura pubblica, l’Ospedale del Mare di Napoli, dove viene preso in cura dal direttore del Dipartimento di radioterapia oncologica Cesare Guida, che Costa definisce «uno dei migliori d’Europa».

Seguono cinque sedute di radioterapia, svolte anche durante le festività natalizie, incluso il 24 dicembre, tra diete rigide e sacrifici personali. Nessun privilegio, nessuna corsia preferenziale, solo l’attesa del proprio turno insieme agli altri pazienti.

“Ero solo Sergio”: la lezione di vita e l’appello sulla sanità

È proprio in sala d’attesa che arriva quella che Costa definisce una vera lezione di vita. «Eravamo tutti uguali, tutti rispettosi del dolore altrui, in un clima di solidarietà. Nessuno mi ha riconosciuto. Ero solo Sergio lì dentro, non il vicepresidente della Camera, non il generale dei Carabinieri. Solo il codice 048». Un’esperienza che cambia il modo di guardare anche alla politica, ridimensionando polemiche e conflitti quotidiani.

Il punto, per Costa, emerge con chiarezza durante i dialoghi con medici e infermieri, che gli chiedono una sola cosa: «Onorevole, non lasciateci soli, dateci le risorse per lavorare». Da qui una riflessione netta sulla necessità di investire nella sanità, sulle strutture, sul personale e su una rete di supporto per chi affronta la malattia in solitudine.

Ora l’attesa è per gli esami di marzo, che diranno se la battaglia è stata vinta. «So che mi sto giocando la vita e voglio battere la malattia. In queste settimane ho ricevuto tanto e volevo condividerlo». E mentre lo dice, Sergio Costa sorride, contento di essere semplicemente Sergio.

Published by
Emanuele Larocca

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