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Magistrati contro se stessi, nelle chat segrete ammettono “troppa sete di potere” mentre guidano il No alla riforma

Chat interne dell’Anm svelano autocritiche durissime tra magistrati contrari alla riforma. “Sete di potere”, caso Palamara e responsabilità interne riaccendono lo scontro con il governo Meloni.

Le chat riservate e lo scontro sul referendum

A microfoni spenti e lontano dalle dichiarazioni ufficiali, alcuni magistrati schierati pubblicamente per il No al referendum sulla separazione delle carriere ammettono criticità profonde all’interno della magistratura italiana, parlando apertamente di ambizioni di potere e responsabilità mai affrontate.

Il contenuto emerge da una serie di mail riservate, scambiate all’interno della mailing list dell’Anm, finite al centro dello scontro politico e istituzionale in corso con il governo guidato da Giorgia Meloni.

L’Associazione è attualmente presieduta da Cesare Parodi, figura di riferimento del fronte contrario alla riforma della giustizia promossa dal ministro Carlo Nordio.

Le conversazioni, datate 5 gennaio, mostrano un livello di autocritica che contrasta nettamente con la linea ufficiale portata avanti nel dibattito pubblico.

Palestra e Russo: “Modestia etica e potere incontrollato”

Ad aprire il confronto è Tino Palestra, ex capo dell’ufficio Gip di Bergamo, noto per posizioni critiche verso l’esecutivo, che introduce il tema del sorteggio dei componenti del Consiglio Superiore della Magistratura, previsto dalla riforma Nordio.

Palestra scrive: “La soluzione del sorteggio per i componenti del Csm costituisce un’umiliazione per i magistrati e un suicidio per quelli che lo auspicano. Ma occorrerebbe ricordare quali ragioni possano aver istigato il suicidio”.

Il passaggio più pesante arriva però da Rosario Russo, già sostituto procuratore presso la Corte di Cassazione, che parla senza filtri delle colpe interne alla categoria: “Vi sono stati magistrati (tanti) che hanno dimostrato, dentro e soprattutto fuori dal Csm quella modestia etica di cui ha parlato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella”.

Russo aggiunge: “È avvenuto che i correi del dottor P, Palamara, lungi dall’essere sanzionati, sono stati chiamati a dirigere importanti uffici”, riconoscendo una gestione interna che ha favorito la continuità del sistema di potere.

Palamara, riforma Nordio e responsabilità mai affrontate

Figura considerata indipendente dalle correnti di sinistra, Rosario Russo non è comunque schierato per il Sì al referendum, pur essendo editorialista del quotidiano Domani, vicino ai comitati per il No.

In un articolo pubblicato il 18 luglio, Russo aveva definito la separazione delle carriere un modello “napoleonico e fascista”, sostenendo che la Costituzione italiana avrebbe sottratto il pubblico ministero all’influenza dell’esecutivo.

Nelle mail, tuttavia, il tono cambia radicalmente. Rivolgendosi a Clementina Forleo, Russo parla di una “triplice hybris” all’origine della crisi:

La sfrenata sete di potere che affligge molti magistrati, il non aver impedito a Palamara e company di svolgere il ruolo di mediatori e l’aver omesso di reprimere le condotte dei numerosi correi. Perché Nordio non avrebbe dovuto approfittarne?”.

Nel confronto compaiono anche Valerio Savio, ex vertice dell’Anm, mentre sullo sfondo riaffiorano precedenti chat attribuite a Marco Patarnello, che in passato aveva definito l’azione della premier “più pericolosa” di quella di Silvio Berlusconi, e, ai tempi del caso Palamara, aveva scritto riferendosi a Matteo Salvini: “Va attaccato”.

Le mail riaccendono così lo scontro tra toghe e governo, mostrando una distanza sempre più marcata tra le dichiarazioni pubbliche e ciò che viene ammesso nelle conversazioni riservate.

Published by
Francesco Paolo Antonicelli

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