Vittorio Feltri ospite di Piero Chiambretti durante la quarta puntata del programma di Rai3 "Donne sull'orlo di una crisi di nervi", Milano, 2 ottobre 2024. ANSA/DANIEL DAL ZENNARO
Vittorio Feltri interviene sulla sicurezza urbana, denuncia degrado e violenza nelle stazioni e difende la presenza dell’Esercito come segnale concreto di uno Stato che non accetta più zone franche.
Secondo Vittorio Feltri, si è arrivati a un punto in cui non è più possibile fingere che nulla stia accadendo, perché la sicurezza nelle città italiane presenta criticità evidenti, maturate dopo anni di politiche che hanno ignorato le conseguenze sull’ordine pubblico.
Feltri parla di una situazione non uniforme ma sufficientemente diffusa da rendere legittima la paura dei cittadini, sottolineando che quando l’insicurezza diventa parte della quotidianità lo Stato ha il dovere di intervenire in modo visibile, concreto e anche duro.
Le stazioni ferroviarie vengono descritte come il simbolo di questo fallimento, luoghi dove si concentrano degrado, spaccio, violenza, aggressioni e criminalità diffusa, non come percezione soggettiva ma come realtà documentata da fatti di cronaca, persone ferite, donne molestate, lavoratori aggrediti, anziani rapinati e viaggiatori accoltellati.
Nel ragionamento di Feltri, discutere se sia opportuno o meno schierare l’Esercito in questi contesti appare quasi surreale, perché la questione centrale non è l’opportunità politica ma il diritto dei cittadini a sentirsi protetti e il dovere dello Stato di presidiare il territorio.
L’Esercito, spiega, non rappresenta una minaccia né una deriva autoritaria, ma la presenza fisica e riconoscibile dello Stato, il simbolo della sovranità e il segnale che un’area non è abbandonata.
Chi parla di “militarizzazione” delle città, secondo Feltri, resta ancorato a uno schema ideologico superato, dal momento che nessuno si scandalizza quando i militari presidiano aeroporti, confini o siti sensibili, mentre oggi le stazioni sono tra i luoghi più degradati e pericolosi del Paese.
Non si tratta di sostituire le forze dell’ordine, ma di rafforzarle, affiancarle e rendere visibile l’autorità dello Stato in aree che rischiano di trasformarsi in zone franche.
Feltri insiste su un aspetto spesso ignorato: la sicurezza non è solo materiale ma anche psicologica, perché la presenza di una divisa, di un presidio militare, restituisce fiducia ai cittadini onesti e invia un messaggio chiaro a chi delinque.
Negli anni, osserva, si è confusa la fermezza con l’autoritarismo, il controllo con la repressione e l’ordine con il fascismo, producendo come risultato città insicure, quartieri degradati e stazioni ridotte a bivacchi criminali.
Lo Stato non diventa più forte schierando l’Esercito, semplicemente smette di apparire debole agli occhi di chi pretende di sostituirsi ad esso.
Feltri conclude con una presa di posizione netta: chi si oppone per principio alla presenza dei militari nelle zone a rischio o non vive la realtà quotidiana delle città o fa ideologia sulla pelle dei cittadini, mentre lui rivendica di stare dalla parte di chi vuole camminare tranquillo, prendere un treno senza paura e vedere uno Stato presente, riconoscibile e schierato dalla parte dei cittadini perbene.
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