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Assume un badante e dopo due giorni viene pestato a morte per un caffè negato, morto il 94enne Nicolò Caronia ex poliziotto

Nicolò Caronia, ex poliziotto di 94 anni, è morto dopo un pestaggio subito in casa. Il badante, assunto due giorni prima, è stato condannato a 21 anni per omicidio volontario.

L’aggressione in casa dopo una richiesta banale

La richiesta di un caffè è stata l’innesco di una violenza brutale costata la vita a Nicolò Caronia, ex poliziotto di 94 anni. L’episodio risale al 2 giugno di due anni fa e si è consumato nell’abitazione dell’anziano a Roma, nel quartiere Portuense, in via Mengarini. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l’anziano aveva chiesto al suo badante, assunto appena due giorni prima, di preparargli un caffè. L’uomo, Nawela Kevinda, cittadino originario dello Sri Lanka, si sarebbe rifiutato perché in stato di evidente ebbrezza.
Di fronte al rifiuto, Nicolò Caronia avrebbe provato ad alzarsi dal letto per raggiungere la cucina e prepararsi da solo la bevanda. È in quel momento che sarebbe scattata l’aggressione. Il badante lo avrebbe colpito alle spalle, dando inizio a un pestaggio violento e prolungato.

Calci, pugni e insulti: la ricostruzione dell’omicidio

Come riportato nel capo d’imputazione, l’anziano sarebbe stato colpito con “calci, pugni e gomitate” in maniera ripetuta e violenta. I colpi avrebbero interessato testa, volto, busto e arti, lasciando Nicolò Caronia inerme e in gravi condizioni. Durante l’aggressione, Kevinda avrebbe anche insultato l’anziano e sputato sugli attestati della Polizia conservati nel corridoio dell’abitazione, segno del passato professionale della vittima.
Terminata la violenza, il badante avrebbe rimesso Caronia a letto, lasciandolo sofferente senza richiedere soccorsi. A intervenire è stato il figlio Fabrizio, insospettito dal mancato riscontro alle chiamate telefoniche del padre. Quando finalmente qualcuno risponde al cellulare, è proprio il badante. Durante la conversazione, Fabrizio percepisce in sottofondo i lamenti del padre che chiede aiuto e decide di correre immediatamente a casa.

Il ricovero, la morte e la condanna

All’arrivo del figlio, il quadro è drammatico. Nawela Kevinda viene trovato addormentato su un divano, in stato confusionale. Nell’abitazione e nello zaino del badante vengono rinvenute otto bottiglie di vino vuote. Nicolò Caronia, invece, è a letto agonizzante e riesce appena a pronunciare le parole: “Mi ha ammazzato di botte”. Una versione confermata successivamente anche ai carabinieri della stazione di Porta Portese al pronto soccorso dell’ospedale San Camillo.
Dopo quasi tre mesi di ricoveri tra ospedali e cliniche, l’ex poliziotto muore nell’agosto del 2024. Per la Procura, il decesso è stato causato dal politrauma subito e dalla conseguente sindrome ipocinetica da allettamento. Inizialmente arrestato per tentato omicidio, Kevinda vede aggravarsi la propria posizione con l’accusa di omicidio volontario.
I giudici della Corte d’Assise di piazzale Clodio hanno condannato il 31enne a 21 anni di reclusione. “Questa sentenza non mi restituirà certo mio padre”, ha dichiarato il figlio Fabrizio al termine dell’udienza. La difesa ha annunciato l’attesa delle motivazioni, contestando l’inquadramento giuridico del reato.

Published by
Francesco Paolo Antonicelli

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