Italia & Dintorni

Cerno affonda il Pd dopo l’omicidio a scuola: “Vivono su Marte mentre qui si muore”

Tommaso Cerno accusa la sinistra di difendere criminali e colpevolizzare le vittime, denunciando un clima di impunità che protegge i violenti e ignora la realtà delle scuole.

Lo sfogo di Tommaso Cerno dopo l’omicidio in classe

Il giornalista Tommaso Cerno interviene con parole durissime dopo l’ennesimo episodio di violenza avvenuto in una scuola italiana. Cerno esclude superstizioni e scaramanzie, ma individua una distanza ormai siderale tra la sinistra e la realtà quotidiana. «Deve proprio essere che vivono su Marte, quello vero, rosso come loro», scrive, sottolineando come a poche ore dalla difesa d’ufficio del rom-rapinatore ucciso durante un tentativo di furto si sia consumato un nuovo dramma: un diciottenne, armato di un coltello «lungo come un machete», entra in classe e uccide un coetaneo. «Assassinato in classe. Ucciso a scuola», rimarca Cerno, fissando il punto centrale della tragedia: la normalizzazione della violenza anche nei luoghi che dovrebbero essere più protetti.

Scuola, sicurezza e accuse di ipocrisia

Nel suo intervento, Cerno richiama anche il contesto politico e sindacale, citando il ministro Giuseppe Valditara e la Cgil. Secondo il giornalista, mentre si discute di accoglienza e inclusione, la realtà racconta altro: coltelli nelle tasche degli studenti, vendette consumate tra i banchi, morti nelle aule. Cerno ironizza sulle polemiche che hanno colpito il ministro per l’accoglienza di studenti palestinesi di Gaza e sulle accuse di “dossieraggio”, giudicate scollegate dall’emergenza reale. Al posto di invocare «metodi duri, galera e arresti in flagranza», accusa Alleanza Verdi e Sinistra di sostenere che il governo sfrutti i cadaveri per giustificare leggi più rigide.

Impunità, vittime colpevolizzate e violenti idolatrati

La parte più dura dell’analisi di Cerno riguarda il ribaltamento morale che, a suo giudizio, domina il dibattito pubblico. Le leggi vengono definite già troppo severe, mentre «i carabinieri del caso Rami» finiscono sotto processo e «i delinquenti di Corvetto» diventano figure secondarie. Secondo il giornalista, questo clima ha prodotto una conseguenza precisa: «i violenti si sentono protetti da mezzo Parlamento». Non solo tollerati, ma in alcuni casi idolatrati, come accade con i maranza che sui social si contendono il ruolo di capobranco. Cerno conclude con un atto d’accusa netto: se ogni crimine viene spiegato come colpa delle vittime, della società o della democrazia che deve includere a ogni costo, il risultato non potrà che peggiorare. «E invece deve finire qui», scrive, tracciando una linea di rottura senza mediazioni.

Published by
Francesco Paolo Antonicelli

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