Per Roberto Vannacci l’inchiesta di Report è un’operazione politica mirata: respinte accuse su massoneria, partito e carriera militare, rivendicati voti e credibilità personale.
Il vice-segretario della Lega ed eurodeputato Roberto Vannacci respinge con fermezza le accuse emerse dall’inchiesta della trasmissione Report, andata in onda su Rai3. In un’intervista, l’ex generale chiarisce senza ambiguità la propria posizione: “Non ho mai avuto nulla a che fare con la massoneria, né mi interessa chi ne faccia parte”.
Secondo Vannacci, il metodo utilizzato dalla redazione guidata da Sigfrido Ranucci non sarebbe quello del giornalismo d’inchiesta, ma una strategia costruita sull’allusione. “Nulla contro il giornalismo d’inchiesta, ma Report appare faziosa e pretestuosa. Le cosiddette indagini non si basano su fatti accertati e mirano esclusivamente a screditare personaggi scelti in modo mirato”.
L’europarlamentare parla apertamente di una “macchina del targeting”, paragonata a un sistema di pianificazione militare, finalizzata a evocare sospetti senza prove e a costruire narrazioni denigratorie.
Per Roberto Vannacci, l’obiettivo dell’inchiesta è chiaro: “Vannacci deve essere screditato, infamato, colpito e messo in cattiva luce perché rappresenta un concorrente politico della sinistra e dell’universo progressista”. Nel mirino, secondo il vice-segretario leghista, il giornalista Luca Chianca, accusato di aver riproposto temi già affrontati e mai dimostrati.
Vannacci ricorda come in passato si sia tentato di sostenere che la Lega lo avesse pagato per candidarsi alle elezioni europee o che avesse evaso le tasse, ipotesi che definisce prive di riscontri. “Ad oggi l’Agenzia delle Entrate non mi ha notificato alcun rilievo”, sottolinea.
Sui presunti legami con la massoneria, l’eurodeputato ribadisce: “È probabile che nella mia vita abbia conosciuto, e forse frequenti tuttora, dei massoni, magari senza nemmeno saperlo, così come conosco e frequento chirurghi, avvocati, camerieri, giardinieri, cacciatori, pescatori e persino dei comunisti e dei giornalisti di sinistra”.
Nel suo intervento, Roberto Vannacci respinge anche l’idea di fratture con il partito, giudicando irrilevanti per l’opinione pubblica questioni come il contributo volontario. “Chi ha portato al partito 563.000 voti e tre seggi aggiuntivi al Parlamento Europeo non ha debiti e morosità con alcuno”.
L’ex generale richiama poi la propria carriera militare, definita “specchiata ed esemplare”, ricordando 37 anni di servizio, missioni operative, decorazioni e promozioni ai vertici dell’Esercito. Vannacci sottolinea come alcune vicende, dall’uranio impoverito alla denuncia per presunta truffa poi archiviata perché “il fatto non sussiste”, non siano state approfondite da Report.
La conclusione è durissima: “Report appare come uno strumento politico volto a screditare chi non rientra nell’alveo della sinistra e del progressismo”. E aggiunge, con tono provocatorio, di aver promosso lui stesso la puntata sui social, ringraziando ironicamente Report, Ranucci e Chianca come “promotori” del suo successo politico, chiudendo con un saluto polemico e diretto.
This website uses cookies.