Italia & Dintorni

Trent’anni di Porta a Porta, Vespa rivendica: “Non abbiamo mai imbrogliato”

Porta a Porta festeggia trent’anni su Rai1: Bruno Vespa ripercorre diffidenze iniziali, retroscena Rai, telefonate storiche e il rapporto con i grandi protagonisti della politica italiana.

“Nessuno ci credeva”: la nascita di un programma dato per spacciato

Trent’anni fa Porta a Porta andava in onda tra lo scetticismo generale. A ricordarlo è Bruno Vespa, che sulle colonne del Corriere della Sera racconta come quel progetto fosse nato con aspettative minime.
“Nessuno ci credeva, mi fu promessa una prima serata che non arrivò mai”, ammette Vespa, ricordando come il programma fosse inizialmente confinato in seconda serata. Al punto da spingerlo a protestare direttamente con Letizia Moratti, allora alla guida della Rai, dopo che a Carmen Lasorella erano state concesse cinque seconde serate. Il compromesso fu una spartizione: due a Vespa, tre a Lasorella.
“Allora la politica era la piazza di Santoro”, osserva il conduttore, ricordando come un programma di confronto pacato su Rai1 fosse ritenuto destinato al fallimento. Tutti erano convinti che avrebbe chiuso dopo pochi mesi. Così non è stato.

Le telefonate storiche e la notte del terremoto

In tre decenni, Porta a Porta ha attraversato alcuni dei momenti più intensi della storia recente. Tra gli episodi che Vespa non dimentica c’è la telefonata improvvisa di Papa Giovanni Paolo II, arrivata il 13 ottobre 1998, al termine di una puntata speciale dedicata ai vent’anni di Pontificato. Una chiamata inattesa, che consacrò definitivamente il peso simbolico del programma.
Altro passaggio fondamentale è legato al terremoto dell’L’Aquila del 6 aprile 2009. Vespa, aquilano, ricorda quell’esperienza come una delle più forti della sua carriera: “Mi feci prestare un elicottero da un amico e sorvolai la città distrutta per mostrarla al pubblico. La mia città ferita”. Un racconto che trasformò il salotto televisivo in una finestra diretta sulla tragedia.

Berlusconi, la politica e la “terza Camera”

Nel corso degli anni, praticamente tutta la classe dirigente italiana è passata dallo studio di Porta a Porta. Tra i rapporti più noti c’è quello con Silvio Berlusconi. Vespa parla di “ottimi rapporti personali”, ma rivendica una distanza professionale mai venuta meno: “Non ho rinunciato a fare il mio mestiere. Per esempio dedicando una puntata alle ‘sue’ donne, creando un certo scompiglio”.
Alla domanda su come sia riuscito a restare a galla così a lungo, Vespa risponde senza esitazioni: “Mi sono salvato perché ho tenuto i piedi per terra. E sono venuti tutti da me, perché non abbiamo mai imbrogliato nessuno”.
Trent’anni dopo, Porta a Porta è ancora lì, considerato da molti la “terza Camera” della politica italiana. Un programma dato per morto in partenza, che ha finito per attraversare governi, crisi e stagioni mediatiche senza mai uscire di scena.

Published by
Claudia De Napoli

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