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Porta a Porta, Bossetti risponde a Vespa dal carcere: “Vorrei sapere chi ha ucciso Yara”

Massimo Bossetti torna in tv dal carcere di Bollate, nega l’omicidio di Yara Gambirasio e respinge le accuse sulle ricerche online, ribadendo la propria innocenza durante l’intervista.

Bossetti a Porta a Porta, il caso Yara torna centrale

Dal carcere di Bollate, Massimo Bossetti è tornato a parlare pubblicamente durante una puntata speciale di Porta a Porta, trasmessa su Rai1 per il trentennale del programma. Intervistato da Bruno Vespa, il detenuto condannato all’ergastolo per l’omicidio di Yara Gambirasio ha ribadito la propria estraneità ai fatti. Alla domanda diretta del conduttore — “Se non è stato lei, chi ha ucciso Yara?” — Bossetti ha risposto senza esitazioni: “Vorrei sapere anche io chi l’ha uccisa”. Una frase che riassume la linea difensiva portata avanti dall’uomo fin dal primo momento dell’inchiesta, nonostante le sentenze definitive. La scelta editoriale di riportare in televisione Bossetti ha riacceso l’attenzione su uno dei casi giudiziari più seguiti degli ultimi decenni, tornando su passaggi già noti ma ancora discussi.

Le ricerche online e la difesa di Bossetti

Nel corso del confronto televisivo, Vespa ha affrontato uno degli elementi centrali emersi durante il processo: i contenuti rinvenuti nel computer di casa Bossetti. Il conduttore ha ricordato che Yara Gambirasio aveva tredici anni e che tra le ricerche informatiche risultava anche un riferimento esplicito a una “13enne”. Su questo punto, Bossetti ha respinto con fermezza ogni accusa. “Non so come sia potuta venire fuori una ricerca del genere, non so spiegarmelo”, ha dichiarato, sostenendo di essere privo di competenze informatiche. L’uomo ha ammesso la presenza di materiale pornografico, ma ha escluso qualsiasi interesse verso contenuti che riguardassero minori. Ha inoltre spiegato che l’accesso a quei siti avveniva, a suo dire, per semplice curiosità condivisa con la moglie, negando categoricamente ricerche riconducibili a ragazze adolescenti.

Dalla scomparsa di Yara alla condanna definitiva

Prima dell’arresto, Massimo Bossetti, nato nel 1973 e residente a Mapello, in provincia di Bergamo, conduceva una vita ordinaria come operaio edile, padre di tre figli e senza precedenti penali. La vicenda giudiziaria ha origine il 26 novembre 2010, quando Yara Gambirasio scomparve a Brembate di Sopra al termine di un allenamento di ginnastica ritmica. Il corpo della tredicenne fu ritrovato tre mesi dopo, il 26 febbraio 2011, in un campo a Chignolo d’Isola. Le indagini si concentrarono su una traccia genetica maschile, denominata “Ignoto 1”, rinvenuta sugli indumenti della vittima. Dopo anni di analisi e migliaia di campioni esaminati, il Dna venne attribuito a Bossetti, arrestato nel 2014. La condanna all’ergastolo, confermata in tutti i gradi di giudizio, ha chiuso il percorso processuale, mentre il caso continua a essere riproposto nel racconto mediatico, come avvenuto nella recente trasmissione televisiva.

Published by
Claudia De Napoli

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