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Crans-Montana, ricoverato al Niguarda, si sveglia dopo venti giorni e comunica con le macchine, la mamma : “Come ti senti?”, lui: “Felice”

Al Niguarda un ragazzino sopravvissuto all’incendio di Crans-Montana comunica con un dispositivo speciale dopo il risveglio. È tra i pazienti più gravi rimpatriati con il ponte aereo.

Incendio di Crans-Montana, il risveglio del ragazzino al Niguarda

A distanza di venti giorni dall’incendio di Crans-Montana, uno dei pazienti più giovani rimpatriati in Italia con il ponte aereo ha dato un segnale che ha colpito profondamente medici e familiari. Il ragazzino, ricoverato nella terapia intensiva dell’Ospedale Niguarda, si è risvegliato dopo giorni critici e, alla domanda della madre “Come ti senti?”, ha risposto con una sola parola: “Felice”. Una risposta resa possibile grazie a un dispositivo tecnologico, poiché il paziente al momento non può ancora parlare. Il giovane è uno dei cinque casi più gravi tra le persone trasferite in Italia dopo il rogo. Le sue condizioni iniziali erano state definite molto serie, ma negli ultimi giorni il quadro clinico ha mostrato segnali di miglioramento significativi, tanto da consentire l’estubazione avvenuta all’inizio della settimana. Attualmente respira in autonomia, pur restando sotto stretto monitoraggio medico.

I pazienti gravi tra Niguarda e Policlinico

Il caso del ragazzino è stato citato anche dall’assessore regionale al Welfare Guido Bertolaso, che ha aggiornato sulle condizioni dei feriti più gravi. Dei cinque ancora ricoverati in terapia intensiva, uno si trova al Policlinico ed è collegato a una macchina per la circolazione extracorporea a causa di una grave infezione polmonare. Gli altri quattro sono seguiti presso il Niguarda, dove alcuni pazienti sono stati sottoposti a tracheotomia per ridurre le complicanze legate alla lunga intubazione. Le condizioni restano delicate, ma i sanitari parlano di un’evoluzione complessivamente controllata. Altri sei pazienti sono invece ricoverati nel centro ustioni. Tra loro c’è Eleonora Palmieri, veterinaria di 29 anni, che salvo imprevisti dovrebbe essere trasferita nelle prossime ore al centro grandi ustionati dell’ospedale Ospedale Bufalini, più vicino alla sua città di residenza, Cattolica. I trasferimenti fanno parte di un percorso di cura che mira a garantire assistenza specialistica prolungata e il progressivo avvicinamento dei pazienti alle famiglie.

La comunicazione grazie alla tecnologia Caa

Il ragazzino ricoverato al Niguarda non è ancora in grado di parlare, ma riesce a comunicare grazie a un dispositivo di comunicazione aumentativa e alternativa, noto come Caa. Si tratta di uno strumento fornito dall’Unità spinale dell’ospedale, progettato per consentire l’espressione anche a persone con mobilità estremamente ridotta. Il sistema permette di selezionare icone che rappresentano simboli, parole o frasi, utilizzando il tocco, lo sguardo tramite una telecamera di tracciamento o sensori di movimento. Tutti i pazienti più gravi presentano ancora le mani completamente fasciate a causa delle ustioni, rendendo questa tecnologia fondamentale per stabilire un contatto con i familiari e con il personale sanitario. Nel caso del giovane, proprio grazie a questo dispositivo è stato possibile cogliere una risposta semplice ma carica di significato, che ha offerto un segnale di speranza in un contesto clinico ancora complesso e in evoluzione.

Published by
Francesco Paolo Antonicelli

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