Il generale Vannacci si allontana dal Carroccio, diserta la convention abruzzese e prepara una forza sovranista autonoma. Salvini replica duro: “Fuori dalla Lega c’è il deserto”.
Il «Generale» ha ormai più di un piede fuori dalla Lega.
Roberto Vannacci oggi e domani non sarà presente alla due giorni del Carroccio sulle nevi abruzzesi, a Roccaraso e Rivisondoli, un’assenza che in molti, dentro il partito, leggono come un segnale politico ormai difficilmente reversibile.
L’eurodeputato ultrasovranista, formalmente ancora vicesegretario di Matteo Salvini, da mesi lavora a un progetto alternativo che somiglia sempre più a una AfD in salsa tricolore.
Negli ultimi dodici mesi Vannacci ha battuto a tappeto l’Italia, da Nord a Sud, con decine di incontri pubblici spesso sold out, insistendo sui temi più radicali dell’estrema destra, a partire dalla “remigrazione”.
Un’attività costante che ha trasformato il tempo lontano da Bruxelles in una vera e propria costruzione di consenso, con l’obiettivo dichiarato di creare una base militante pronta a seguirlo in una nuova avventura politica.
Secondo i suoi fedelissimi, il lancio del nuovo partito è solo questione di tempo.
Anche il ristretto gruppo che conosce davvero le intenzioni del «Generale» non lo nega più: “Siamo pronti. Ma non sarà un’operazione di palazzo”.
Il messaggio è chiaro: nessuna corsa immediata a gruppi parlamentari alla Camera o al Senato, ma la costruzione di un contenitore politico con “idee e valori precisi e coerenti”, da sottoporre al giudizio degli elettori alle prossime elezioni.
Un’operazione a medio-lungo raggio, anche perché i parlamentari “vannacciani” alla Camera sono appena tre: Domenico Furgiuele, Edoardo Ziello, Rossano Sasso, ai quali si aggiunge Emanuele Pozzolo, espulso da Fratelli d’Italia dopo la vicenda degli spari di Capodanno.
Vannacci continua a ripetere: “Mai dire mai nella vita”.
Un logo esisterebbe già, custodito con riserbo, mentre prosegue la raccolta fondi e si fanno i conti con la burocrazia: per presentare le liste alla Camera servono 36 mila firme, circa la metà per il Senato.
Mentre il «Generale» resta nella sua Viareggio, a oltre 500 chilometri dalla convention leghista, molti parlamentari danno ormai per scontato il suo addio.
E non pochi, nei corridoi, tirano un sospiro di sollievo: “Ci toglieremo un peso”.
Salvini, pur senza nominarlo direttamente, affonda il colpo: “La Lega è una forza di governo, con 500 sindaci in tutta Italia. Fuori dalla Lega c’è il deserto”.
I rapporti tra il leader e Vannacci si sono visibilmente raffreddati, e lo stesso vicepremier, in privato, ammette che la spinta propulsiva del «Generale» si stia esaurendo.
Un matrimonio politico che aveva funzionato alle Europee, quando le 530 mila preferenze di Vannacci garantirono alla Lega quell’1% decisivo per salvare la leadership di Salvini.
Difficile però immaginare un’espulsione: sarebbe un assist di visibilità gratuita. Più probabile un’uscita volontaria, anche perché Vannacci considera ormai inconciliabili le sue posizioni con la linea del partito.
Non a caso, alla convention di Roccaraso è previsto un confronto sui diritti civili con Francesca Pascale e Jacopo Coghe, appuntamento che ha irritato l’area più radicale.
“Preoccupa questa svolta gender fluid”, ha commentato il deputato Sasso.
Intanto il «Generale» ha già fissato nuovi eventi a Parma, Mendrisio, Pordenone e Montecatini Terme. In politica, come al cinema, il finale sembra già scritto: “Matteo e Roberto, c’eravamo tanto amati”.
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