Foto Mauro Scrobogna /LaPresse 18-04-2011 Roma Politica Rai - trasmissione Porta a porta Nella foto: Italo Bocchino Photo Mauro Scrobogna /LaPresse 18-04-2011 Roma Politics RAI - porta a porta tv show In the picture: Italo Bocchino
A Otto e Mezzo Italo Bocchino difende la linea dell’esecutivo sulle azioni dell’ICE a Minneapolis e rivendica le prese di posizione di Giorgia Meloni contro Donald Trump.
La situazione a Minneapolis resta ad altissima tensione. Le operazioni dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE), finite più volte al centro di polemiche per l’uso della forza e per episodi mortali, hanno provocato proteste e indignazione ben oltre i confini degli Stati Uniti.
Il tema è stato al centro della puntata di Otto e Mezzo, il talk di approfondimento di La7 condotto da Lilli Gruber dopo il telegiornale di Enrico Mentana.
In collegamento da Civitavecchia, il direttore editoriale del Secolo d’Italia, Italo Bocchino, ha commentato la reazione del governo italiano alle azioni dell’ICE e le accuse di presunta connivenza con l’amministrazione Donald Trump.
Secondo Italo Bocchino, le critiche rivolte all’esecutivo non trovano riscontro nei fatti. «Io non vedo né silenzio né connivenza», ha affermato, ricordando che il governo ha preso posizione «per bocca del ministro degli Esteri Antonio Tajani».
Bocchino ha richiamato le parole della Farnesina: «Una cosa è arrestare per espellere i clandestini, un’altra cosa è sparare alle persone che manifestano». Per il direttore del Secolo d’Italia, la linea italiana è chiara: condanna degli eccessi senza mettere in discussione il rapporto strategico con Washington.
Nel suo intervento, Bocchino ha anche sottolineato che Trump «sta facendo, con le solite esagerazioni, quello che aveva promesso», ovvero l’espulsione degli immigrati clandestini, una scelta che – a suo giudizio – non intacca il consenso dell’ex presidente negli Stati Uniti.
«Non credo che noi abbiamo il diritto di giudicare il voto degli americani», ha aggiunto.
Bocchino ha poi respinto l’idea che l’Italia debba rompere i rapporti con gli Stati Uniti «per fare un dispetto a Trump», contrapposta alla necessità di mantenere il dialogo dicendo con chiarezza ciò che non si condivide. In questo senso, ha rivendicato più prese di posizione di Giorgia Meloni.
«La Meloni lo ha fatto, io l’ho visto tre volte», ha detto Bocchino, citando la difesa di Kiev nello Studio Ovale, la contestazione sui dazi legata alla vicenda Groenlandia e la protesta per le parole di Trump sull’impegno dei soldati italiani in Afghanistan e sulle vittime italiane.
La sua conclusione è netta: «Trump quando ha ragione bisogna dirgli che ha ragione, quando ha torto gli va detto che ha torto». Un intervento che, in studio, ha messo in difficoltà Gad Lerner, presente in collegamento e critico nei confronti della premier, chiudendo il confronto con un evidente cambio di tono nel dibattito.
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