Vittorio Feltri attacca duramente il ritorno di Enzo Iacchetti a Striscia la Notizia dopo le accuse di antisemitismo: per il direttore è il segno di una cultura ipocrita che chiude gli occhi sull’odio antiebraico.
Il ritorno di Enzo Iacchetti alla conduzione di Striscia la Notizia avviene come se nulla fosse accaduto. Nessuna pausa, nessuna presa di distanza ufficiale dopo le polemiche nate dalle sue dichiarazioni durante una trasmissione condotta da Bianca Berlinguer, giudicate da molti come antisemite.
Una scelta che non sorprende Vittorio Feltri, che commenta la decisione di Mediaset con toni durissimi. Per il direttore, il rientro di Iacchetti rappresenta un segnale chiaro del clima culturale attuale.
«Il ritorno in televisione di Enzo Iacchetti, dopo le dichiarazioni apertamente antisemite fatte in diretta televisiva, non mi stupisce affatto», scrive Feltri. «Anzi, è perfettamente coerente con il clima culturale che stiamo attraversando».
Secondo Vittorio Feltri, il problema va ben oltre il singolo conduttore.
«Oggi l’antisemitismo non soltanto è tollerato: in certi ambienti è diventato una medaglia morale, un segno di appartenenza ideologica», afferma.
Feltri denuncia un doppio standard evidente: «Chi attacca gli ebrei, chi invoca boicottaggi contro Israele, chi usa un linguaggio di esclusione verso un popolo in quanto tale viene difeso, giustificato, talvolta persino applaudito».
Il direttore individua un paradosso culturale: «Gli stessi che parlano di antirazzismo, diritti e inclusione chiudono entrambi gli occhi davanti all’antisemitismo, una delle forme più antiche e violente di razzismo».
E aggiunge: «Per una certa sinistra e forse anche per una destra appiattita sul politicamente corretto esistono razzismi buoni e razzismi cattivi».
Nel suo ragionamento, Vittorio Feltri collega il caso Iacchetti a un contesto più ampio. «Quello contro gli ebrei viene considerato, tutto sommato, un razzismo accettabile purché mascherato da solidarietà a Gaza», scrive.
Feltri richiama quanto accaduto nelle piazze europee negli ultimi mesi: «Abbiamo visto celebrazioni del 7 ottobre, una carneficina di civili innocenti, uomini, donne e bambini uccisi solo perché ebrei. Abbiamo visto slogan antisemiti e cori d’odio».
Secondo il direttore, l’antisemitismo «non difende alcun bambino di Gaza», ma «serve solo a legittimare un’ideologia violenta e un’organizzazione terroristica come Hamas, che nel proprio statuto prevede lo sterminio degli ebrei».
Per Vittorio Feltri, il ritorno di Enzo Iacchetti a Striscia la Notizia non è un episodio isolato, ma «il prodotto di una cultura ipocrita, selettiva, moralmente confusa».
Una cultura che, secondo lui, «si commuove a corrente alternata e chiude consapevolmente un occhio sull’odio antiebraico».
La conclusione è netta e amara: «Oggi essere antisemiti spesso paga. Non ci resta altro da fare che cambiare canale». Una frase che suona come una condanna non solo televisiva, ma culturale.
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