Bianca Balti celebra un anno dalla fine della chemioterapia, raccontando il valore dei suoi capelli come simbolo di sopravvivenza, forza fisica e rinascita dopo la malattia.
Il 28 gennaio 2026 segna una data particolarmente significativa per Bianca Balti.
A distanza di dodici mesi dalla conclusione del ciclo di chemioterapia, la modella ha scelto di condividere un messaggio intimo attraverso un video pubblicato sui social, ponendo l’attenzione su un dettaglio diventato centrale nel suo percorso: i capelli.
Un anno prima, il 28 gennaio 2025, Balti aveva affrontato l’ultima seduta di terapia, un momento che, come lei stessa ha raccontato, è trascorso senza celebrazioni o rituali simbolici.
“Niente campanella. Nessuna cerimonia”, ha scritto, spiegando come quel passaggio sia avvenuto in silenzio, lasciandole una sensazione di amarezza che ancora oggi sente presente.
Nel video condiviso, la Balti mostra le diverse fasi della ricrescita dei capelli, rasati prima dell’inizio della chemioterapia e tornati lentamente mese dopo mese.
“Questo è stato il mio percorso”, ha spiegato, accompagnando le immagini che raccontano visivamente il trascorrere del tempo e l’effetto delle cure sul corpo.
La modella ha sottolineato come oggi i capelli siano cambiati rispetto al passato: più folti, più ricci, difficili da gestire.
“Sono selvaggi, piuttosto ingestibili, e li amo più di quanto riesca a spiegare”, ha scritto, attribuendo a quelle nuove ciocche un valore che va oltre l’estetica.
Per Bianca Balti, i capelli rappresentano una testimonianza quotidiana della resistenza fisica e della capacità del corpo di reagire alla malattia.
Nel suo racconto, la modella ha spiegato che quei capelli sono diventati un promemoria costante del fatto che il corpo ha superato una fase critica.
“Mi ricordano ogni giorno che il mio corpo è sopravvissuto. Non date mai i vostri capelli per scontati”, ha scritto, riferendosi all’anno trascorso segnato dalla lotta contro un tumore alle ovaie.
Già nel settembre 2025, la Balti aveva ricordato pubblicamente l’anniversario della diagnosi, definendolo un giorno dedicato alla celebrazione della vita.
All’epoca viveva a Los Angeles ed era profondamente preoccupata per le figlie, Matilde e Mia, allora adolescenti.
In un lungo racconto aveva confidato di aver temuto il peggio: “Credevo che sarei morta in un letto d’ospedale e che le mie figlie sarebbero cresciute senza madre”.
A distanza di un anno dalla fine delle cure, il messaggio affidato ai capelli diventa così il simbolo più tangibile di una sopravvivenza conquistata giorno dopo giorno.
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