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Sondaggi 2026, FdI giù, Pd in salita, stabile M5s, perde terreno FI e Lega

I sondaggi Ixè fotografano un’Italia disillusa: meno di un elettore su due è disposto a votare, mentre i partiti restano fermi e gli indecisi diventano l’ago della bilancia.

Astensione record e disaffezione crescente

Prima ancora delle percentuali dei partiti, il dato che più colpisce è quello sulla partecipazione. Oggi solo il 46,9% degli italiani dichiara una reale disponibilità ad andare a votare. Meno di uno su due. È da questa soglia bassissima che vanno letti i numeri dell’Osservatorio Politico Ixè del 27 gennaio.
Il quadro restituisce un sistema politicamente stabile nelle gerarchie, ma profondamente logorato nella fiducia. L’astensione non è più una minaccia astratta, ma una condizione strutturale. Il confronto con il passato è impietoso: alle Politiche 2022 la propensione al voto era al 63,9%, alle Europee 2024 al 49,7%. Oggi si scende ancora. All’estremo opposto, l’11,7% del campione dichiara che non voterebbe in nessun caso. In mezzo, una vasta area di incertezza che racconta un Paese stanco e distante.

Partiti fermi, maggioranza avanti ma senza sfondare

Se si guarda solo agli orientati al voto, gli equilibri appaiono cristallizzati. Fratelli d’Italia resta primo partito al 29,1%, pur registrando un calo di 1,2 punti rispetto a novembre. Il Partito Democratico è l’unica grande forza in crescita significativa, salendo al 22,6% (+0,8) e consolidando la seconda posizione.
Scende invece il Movimento 5 Stelle, ora al 12,2% (-0,8). Nel centrodestra arretrano Forza Italia (8,4%, -0,7), mentre la Lega resta sostanzialmente stabile all’8,0%. Cresce lentamente Alleanza Verdi Sinistra (7,2%), mentre nel centro liberale Azione sale al 3,3% e Italia Viva scende al 2,3%.
Nel confronto tra schieramenti, il centrodestra resta avanti con il 46,5%, contro il 31,6% del centrosinistra. Un vantaggio netto, ma non ancora risolutivo, soprattutto in un contesto di partecipazione così ridotta.

Indecisi, leader e fiducia nelle istituzioni

Il dato più politicamente sensibile riguarda però gli indecisi. Se messi di fronte a una scelta obbligata, il 56,6% di loro si orienterebbe verso l’opposizione, contro il 29,3% che guarderebbe ai partiti di governo. Una disponibilità latente che non si traduce automaticamente in voti, ma segnala uno spazio aperto che nessuno riesce davvero a occupare.
Sul piano della fiducia personale, Mario Draghi resta la figura più trasversale con il 45%, in lieve crescita. Giorgia Meloni segue al 38%, dato stabile che conferma la solidità del suo elettorato più che un’espansione. Giuseppe Conte sale al 30%, mentre Antonio Tajani scende al 29%. Più in difficoltà Elly Schlein, ferma al 21%, e Matteo Salvini, al 20%.
Sul fronte istituzionale spicca il consenso altissimo per Sergio Mattarella, al 76%, con punte record tra gli over 65. Il Governo Meloni si ferma invece al 39%, mentre l’opposizione sprofonda al 20%, con quasi il 40% degli italiani che dichiara di non avere alcuna fiducia in essa. Un dato che spiega perché il malcontento resti sospeso, senza trovare uno sbocco politico chiaro.

Published by
Claudia De Napoli

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