Polizia sotto attacco, l’allarme di Cerno “La sinistra tornerà a difendere i criminali”

Tomaso Cerno commenta l’assalto di Torino: “Tutti gli italiani erano a terra con quell’agente. L’unità durerà poco: arriveranno i distinguo e la colpa sarà data a Meloni”.

Torino, l’affondo di Tomaso Cerno: “Quel poliziotto eravamo tutti noi”

Le immagini dell’agente colpito a martellate durante il corteo pro-Askatasuna a Torino continuano a scuotere il dibattito pubblico. A intervenire con parole durissime è Tomaso Cerno, che legge quegli attimi come un attacco diretto allo Stato e alla democrazia.

Le martellate a quel poliziotto sono colpi al cuore della democrazia. Tutti gli italiani erano a terra con lui. Quelli onesti, di qualunque idea siano”, afferma Cerno. Secondo il giornalista, la reazione immediata del Paese ha mostrato un’unità rara: “Lo hanno capito subito i leader di opposizione che hanno condannato quell’assalto allo Stato. È sembrato quasi un Paese unito”.

Ma è un’unità che, avverte, non durerà.

“Non mi fido: la sinistra tornerà a difendere i criminali”

Cerno non nasconde il suo scetticismo. “Io non mi fido, non ci credo. Vedrete che la sinistra cambierà presto idea”, prevede. Secondo la sua analisi, l’indignazione collettiva ha prodotto una sorta di sospensione temporanea della narrazione abituale.

Non appena passata l’alta marea dell’indignazione popolare, quella per cui noi processiamo i poliziotti e difendiamo i criminali, tornerà tutto come prima”, dice. Un “black-out”, lo definisce, che per qualche ora avrebbe riportato il Paese in una “democrazia normale”. Ma solo per poco.

Meloni nel mirino: “Diranno che è colpa del governo”

Secondo Cerno, i primi segnali del cambio di passo sarebbero già visibili. “I primi distinguo sono già arrivati. E aumenteranno”, avverte. La responsabilità, prevede, verrà presto scaricata sull’esecutivo guidato da Giorgia Meloni.

Diranno che è colpa del governo, di Giorgia Meloni. Colpa sua se i nuovi brigatisti dei centri sociali, con le milizie siriane che si mescolano agli anarchici, decidono di mettere a ferro e fuoco il Paese”, afferma. Non solo: secondo questa lettura, ogni risposta dura dello Stato verrà bollata come autoritaria. “Diranno che l’immunità alle forze dell’ordine è una legge fascista. Diranno che il governo usa quelle immagini per militarizzare lo Stato”.

Per Cerno, si tratta di una “bugia necessaria”, funzionale a un patto politico che una parte della sinistra avrebbe stretto da tempo con quegli ambienti.

“A Torino è cominciata una guerra”

Nel finale, il giudizio si fa ancora più netto. Richiamando le parole dei Carc, Cerno sottolinea: “A Torino è cominciata una guerra”. E a una guerra, aggiunge, non si risponde con slogan o teorie astratte.

Alla guerra si risponde con le armi adatte. Non con deliri sull’integrazione, sulla libertà di espressione, sulla cultura”, conclude. Tre concetti che, a suo dire, “questi delinquenti non solo non conoscono, ma non intendono nemmeno imparare”.

Published by
Claudia De Napoli

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