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Cerno avverte la sinistra: “I No Tav sono diventati una guerriglia paramilitare”

Tomaso Cerno denuncia la mutazione violenta del movimento No Tav dopo Torino. Accuse alla sinistra, ad Askatasuna e a un nuovo modello di guerriglia urbana radicato in Val Susa.

Torino, la replica di Tomaso Cerno a Marco Travaglio

Le dichiarazioni di Tomaso Cerno arrivano dopo essere stato citato dal direttore del Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, nella rubrica “Ma mi faccia il piacere”. L’obiettivo era evidenziare un presunto cambio di posizione di Cerno sul movimento No Tav, all’indomani degli scontri di Torino, esplosi durante quella che Cerno definisce una “guerriglia terroristica” legata alla difesa del centro sociale Askatasuna.
Cerno non nega l’evoluzione del proprio giudizio. Anzi, la rivendica. Ricorda di essere uno dei giornalisti che meglio conoscono la Val Susa, seguita da oltre quindici anni. Proprio per questo, sostiene di essere tra i più titolati a spiegare alla sinistra italiana, storicamente spaccata sul tema No Tav, cosa sia realmente cambiato. Secondo Cerno, non si tratta più di un movimento di protesta, ma di una realtà radicalmente diversa da quella raccontata in passato.

La Val Susa trasformata e il ruolo della violenza

Nel racconto di Tomaso Cerno, la Val Susa non è più il simbolo di un pacifismo resistente. Quella stagione, ricorda, appartiene al passato. Al suo posto sarebbe emerso un vero e proprio “campo di addestramento paramilitare”, organizzato in stretta simbiosi con gli anarchici torinesi e con altre realtà estremiste.
Secondo Cerno, la valle sarebbe oggi infiltrata anche da miliziani siriani e in grado di mettere in piazza migliaia di militanti strutturati, addestrati e perfettamente coordinati. Una mutazione che Travaglio stesso, scrive Cerno, avrebbe in parte descritto. Per il giornalista, questa trasformazione rappresenta “il più grande salto di qualità del nuovo modello di guerriglia urbana”, che farebbe da sfondo a un’alleanza politica tra una parte della sinistra radicale e l’islamismo estremista. Una lettura che ribalta definitivamente la narrazione storica del movimento No Tav come espressione di dissenso civile.

Il ricatto politico e la resa della sinistra

Per Cerno, quanto accaduto a Torino non può essere liquidato come violenza episodica. Non si tratta, sostiene, di pochi facinorosi che avrebbero rovinato una manifestazione. Al contrario, quella messa in scena sarebbe stata una prova generale, un messaggio diretto allo Stato ma soprattutto alla sinistra politica.
Un ricatto riuscito, secondo il giornalista, come dimostrerebbe il rapido dietrofront di alcuni esponenti politici che avrebbero ritirato le parole di condanna nei confronti degli assalitori del poliziotto ferito. “Era una prova generale. Ed è perfettamente riuscita”, afferma Cerno. La nuova Val Susa, conclude, ha lanciato la sua sfida allo Stato, mostrando di non essere più un movimento di protesta, ma una struttura pronta allo scontro, con obiettivi politici chiari e una capacità organizzativa ormai consolidata.

Published by
Claudia De Napoli

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