La Danimarca inasprisce le politiche migratorie: espulsione per stranieri condannati a oltre un anno. La premier Mette Frederiksen invoca sicurezza e revisione delle regole europee.
Il governo della Danimarca ha annunciato un deciso inasprimento delle politiche migratorie. Le nuove misure prevedono l’espulsione dei cittadini non danesi condannati a pene detentive di un anno o più per reati gravi, come aggressioni aggravate.
L’annuncio è arrivato dal ministero dell’Immigrazione, che ha chiarito come l’obiettivo sia rafforzare la sicurezza interna e ridurre in modo strutturale la presenza di stranieri ritenuti pericolosi.
“Gli stranieri condannati ad almeno un anno di carcere per reati gravi dovrebbero, in linea di principio, essere espulsi”, si legge nella nota ufficiale.
Attualmente l’espulsione non è automatica, poiché il Paese rispetta le convenzioni internazionali sul diritto alla vita privata e familiare e sul divieto di trattamenti disumani, ma il governo punta a restringere sensibilmente questi margini.
A difendere la linea dura è stata la prima ministra Mette Frederiksen, che durante una conferenza stampa a Copenaghen ha usato parole durissime.
“È giusto e necessario che i Paesi europei si siedano intorno a un tavolo e dicano che preferiamo proteggere i nostri Paesi piuttosto che proteggere i delinquenti”, ha dichiarato.
La premier ha poi affondato sul tema delle regole internazionali: “Quando sono state redatte le norme, non credo che qualcuno immaginasse che si potesse fuggire dal Medio Oriente per venire nel miglior Paese del mondo e iniziare a stuprare ragazze e donne”.
E ancora: “All’epoca non si immaginava che la vittima sarebbe diventata il carnefice. Purtroppo, molti di loro lo sono diventati”.
Parole che segnano una frattura netta con l’approccio più prudente di parte dell’Europa e che rilanciano il dibattito sulla revisione delle tutele giuridiche.
La Danimarca, insieme al Regno Unito, ha recentemente chiesto all’Europa di riformare la Convenzione europea dei diritti dell’uomo.
Nel maggio scorso Frederiksen ha firmato una lettera aperta con altri nove leader europei, tra cui la premier italiana Giorgia Meloni, per una reinterpretazione delle norme che oggi limitano le espulsioni.
Secondo i dati del ministero dell’Immigrazione, circa il 70% degli stranieri condannati a pene superiori a un anno è già stato espulso.
Il governo intende ora aumentare gli incentivi ai rimpatri volontari e irrigidire le regole nei centri di partenza, ribadendo che “i rifugiati devono restare in Danimarca solo su base temporanea”.
Dal 2019 l’esecutivo guidato da Frederiksen persegue una politica definita di fatto “zero rifugiati”.
Nel 2025 il Paese ha registrato un minimo storico nelle richieste d’asilo accolte: 839 domande approvate entro fine novembre, uno dei dati più bassi dal 1983.
Una linea che si inserisce nel nuovo quadro europeo, mentre l’Unione europea lavora a una strategia quinquennale per rafforzare i rimpatri e ridurre l’immigrazione irregolare.
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