Il direttore Daniele Capezzone presenta Il Tempo e punta il dito sui magistrati: dai dati Anticrimine emerge che la maggioranza dei migranti liberati dai Cpr torna a commettere reati gravi.
Il direttore Daniele Capezzone presenta l’edizione de Il Tempo in edicola venerdì 6 febbraio, scegliendo di aprire con un tema centrale nel dibattito sulla sicurezza.
Al centro dell’analisi c’è il comportamento della magistratura nei confronti dei migranti irregolari trattenuti nei Cpr, i Centri di permanenza per il rimpatrio.
Secondo quanto emerge dal rapporto dell’Anticrimine, su 100 migranti chiusi nei Cpr e successivamente liberati per decisione dei magistrati, ben 80 tornano a commettere crimini gravi.
Reati che, viene sottolineato, risultano “come e più violenti di quelli di prima”.
Un dato che, secondo Capezzone, non può essere ignorato e che apre un interrogativo diretto sull’efficacia del sistema di trattenimento e sulle decisioni giudiziarie che ne vanificano gli effetti.
Nel commentare quei numeri, Capezzone pone una domanda netta: “Questo problema lo vogliamo affrontare sì o no?”.
Il direttore evidenzia una frattura istituzionale sempre più evidente.
Da una parte c’è un governo che tenta di rafforzare le misure di sicurezza e di controllo dell’immigrazione irregolare.
Dall’altra, sostiene Capezzone, ci sono le toghe che intervengono in senso opposto, riaprendo le porte dei Cpr a soggetti che, secondo i dati, tornano rapidamente a delinquere.
“C’è un governo che cerca di stringere e le toghe allargano”, afferma, descrivendo un meccanismo che rischia di rendere inefficace qualsiasi strategia di contrasto alla criminalità legata all’immigrazione irregolare.
Il ragionamento si chiude con un atto d’accusa diretto.
“Il governo cerca di dare una prospettiva di severità e di sicurezza e dall’altra parte si slabbra. Così non può funzionare”, osserva Capezzone, denunciando una mancanza di coerenza tra indirizzo politico e applicazione pratica delle norme.
Il direttore richiama anche una reazione emotiva che, a suo giudizio, accomuna molti cittadini: “Come fate a non incazzarvi?”.
Una domanda che sintetizza il senso dell’editoriale e il messaggio lanciato dal quotidiano, che con questa apertura punta a riportare al centro il nodo della sicurezza, delle decisioni giudiziarie e delle conseguenze concrete sulla vita quotidiana.
Un tema che Il Tempo rilancia con forza, mettendo in evidenza dati e responsabilità istituzionali.
This website uses cookies.