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Vittorio Feltri affonda Vannacci: “Vada a godersi la pensione al circolo ufficiali”

Vittorio Feltri attacca duramente Roberto Vannacci dopo l’addio alla Lega, parla di autolesionismo, incoerenza e carriera personale, bocciando senza appello il nuovo progetto politico del generale.

“Da leghista a leghista”: l’attacco frontale di Vittorio Feltri

È uno scontro senza sconti quello che Vittorio Feltri rivolge a Roberto Vannacci, dopo la scelta del generale di lasciare la Lega.
Feltri, che siede come consigliere regionale in Lombardia proprio nelle fila del Carroccio, parla “da uomo a uomo, anzi da leghista a leghista”, e non nasconde rabbia e delusione.
Per il direttore, la decisione di Vannacci rappresenta un errore politico grave, oltre che un gesto che tradisce chi lo ha votato sotto una precisa bandiera.
La critica è netta: abbandonare un partito dopo pochi mesi, dopo essere stati eletti e aver accettato persino l’incarico di vicesegretario, non è libertà né coraggio, ma puro dilettantismo politico.

“Non è coraggio, è dilettantismo”: la rottura giudicata imperdonabile

Feltri non usa giri di parole e mette in fila le responsabilità del generale.
“In politica non si molla un partito dopo pochi mesi, non si prende la borsa e si esce sbattendo la porta come fosse una lite di condominio”, afferma, chiarendo che la sua non è un’offesa personale ma una questione di chiarezza.
Secondo il direttore, Vannacci ha fatto male i conti, convinto forse che la rottura sarebbe stata indolore o addirittura vantaggiosa.
Quando il generale approdò nella Lega, racconta Feltri, la scelta non lo stupì affatto.
Matteo Salvini aveva intuito che Vannacci poteva diventare una “testa d’ariete” contro il politicamente corretto e il wokismo, intercettando un malessere reale nel Paese.
Dopo il successo del libro Il mondo al contrario e i circa 500 mila voti raccolti alle Europee 2024, Vannacci appariva come una figura capace di parlare “alla pancia ma anche alla testa della gente comune”.

Il nuovo partito e la bocciatura totale del progetto

La delusione, però, per Feltri è arrivata subito.
“Invece cosa fa il Generale? Opera il voltafaccia, pensa alla carriera personale e butta via tutto il resto”, accusa, parlando di una scelta che ricalca i peggiori vizi della politica italiana.
Il giudizio sul nuovo partito di Vannacci è tranchant: nessun futuro.
Pensare di costruire una formazione personale “di vera destra” come se la Lega fosse una bocciofila e non un partito strutturato, con storia e radicamento, viene definito ridicolo e velleitario.
Non perché le idee sostenute in precedenza siano sbagliate, chiarisce Feltri, ma perché con questa scelta vengono trasformate in semplici pretesti per una carriera destinata al fallimento.
Anche la sinistra, secondo il direttore, sbaglia nel celebrare Vannacci sperando che la sua rottura con il centrodestra possa rivelarsi decisiva in vista delle politiche del 2027.

“La coerenza non è un optional”: la chiusura durissima

Per Feltri, il punto centrale resta uno solo: la coerenza.
“La gente sopporta molte cose, ma non di essere trattata da scema”, avverte, spiegando che chi vota pretende almeno fedeltà alle scelte fatte.
La conclusione è amara e durissima: da generale in pensione, Vannacci farebbe meglio ad andare al circolo ufficiali.
“Noi abbiamo sempre pensato che almeno i generali fossero uomini, non caporali. Invece questo generale ha dimostrato di comportarsi come un caporale qualsiasi”, affonda Feltri, evocando una Caporetto politica annunciata.
In politica come nella vita militare, ribadisce, la coerenza non è un optional. E su questo, chi sbaglia, prima o poi, presenta il conto.

Published by
Francesco Paolo Antonicelli

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