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Travaglio contro il Decreto Sicurezza: «Il fermo preventivo è roba da fascismo e aumenterà la violenza»

Il direttore del Fatto Quotidiano attacca il governo Meloni in tv: «Così si tolgono agenti dalle strade e si esaspera la piazza. È l’esatto contrario della sicurezza».

Il nuovo Decreto Sicurezza finisce nel mirino di Marco Travaglio, che in televisione affonda un attacco frontale contro le misure annunciate dal governo Meloni, in particolare contro il fermo preventivo. Intervenendo ad Accordi & Disaccordi, il talk condotto da Luca Sommi sul Nove, il direttore del Fatto Quotidiano ha definito il provvedimento non solo inefficace, ma pericoloso sotto il profilo democratico e dell’ordine pubblico.

Secondo Travaglio, l’idea di fermare persone “per quello che potrebbero fare” rappresenta una grave forzatura dello Stato di diritto. «Se non vuoi esacerbare gli animi – ha detto – l’ultima cosa che ti viene in mente è andare a prendere uno che non ha fatto niente e dirgli: “ti porto dentro perché potresti fare qualcosa”. Questo lo facevano ai tempi del fascismo». Un’accusa pesante, che mette direttamente in discussione l’impianto culturale del decreto.

«Lo Stato non garantisce l’ordine pubblico con la faccia feroce»

Nel suo intervento, Travaglio ha criticato quella che definisce una gestione “muscolare e propagandistica” della sicurezza. «Questi pensano che l’ordine pubblico lo si garantisca facendo spot, digrignando i denti e mostrando la faccia feroce», ha spiegato, sostenendo che sgomberi e fermate preventive non risolvono i problemi, ma li spostano.

Il riferimento è esplicito ai centri sociali e ai recenti fatti di Torino. «Quando sgomberano un centro sociale – osserva – credono di aver sgominato gli occupanti. Ma gli occupanti continuano a esistere. Solo che si sparpagliano, diventano invisibili e molto più difficili da controllare. È quello che è successo con Askatasuna».

Secondo il direttore del Fatto, i centri sociali, per quanto controversi, consentono almeno un monitoraggio delle tensioni. Smantellarli senza una strategia alternativa significherebbe, paradossalmente, perdere il controllo del territorio.

Il nodo operativo: «Così si svuotano le strade di agenti»

Travaglio entra poi nel merito pratico del fermo preventivo, sottolineando un aspetto spesso ignorato nel dibattito politico: il costo in termini di uomini e risorse. «Sanno quanto personale serve per trattenere una persona per dodici ore in caserma?», chiede. «Se ne fermi dieci, servono almeno quaranta agenti per sorvegliarli. Quegli agenti non sono più in strada».

Il risultato, secondo lui, è un effetto boomerang: meno forze disponibili per gestire la piazza proprio nel momento di maggiore tensione. «Intanto fuori si diffonde la notizia che sono stati fermati degli amici senza motivo. Questo non rasserena nessuno, anzi raddoppia rabbia e violenza».

A complicare ulteriormente il quadro, aggiunge Travaglio, ci sono gli adempimenti giudiziari: avvisi ai pubblici ministeri, interrogatori, avvocati che entrano ed escono. «Un caos organizzativo che finisce per indebolire la sicurezza invece di rafforzarla».

Published by
Lorenzo Costantino

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