Dopo gli scontri di Torino, Vittorio Feltri denuncia clima ostile allo Stato, critiche alla sinistra e proteste contro Israele durante eventi pubblici e manifestazioni.
Le parole di Vittorio Feltri arrivano dopo i gravi episodi registrati a Torino, dove diversi agenti delle forze dell’ordine sono rimasti feriti durante scontri con gruppi organizzati di manifestanti.
Il giornalista esprime sconcerto non solo per le aggressioni, ma soprattutto per il clima politico e sociale che, a suo avviso, si sarebbe creato successivamente.
“Lo ammetto. Sono sconcertato. E lo affermo con sincero rammarico, perché a una certa età si dovrebbe essere vaccinati contro l’indecenza. E invece no. Quello a cui abbiamo assistito in questi giorni supera perfino le più pessimistiche aspettative”.
Feltri sottolinea come, dopo gli episodi di violenza, l’attenzione di una parte del dibattito pubblico si sia concentrata sulle responsabilità delle istituzioni piuttosto che sulla tutela degli agenti coinvolti.
“Non mi riferisco soltanto a quanto accaduto a Torino, dove agenti delle forze dell’ordine sono stati presi a martellate da gruppi organizzati di violenti, ma a ciò che è seguito dopo. Qualcosa di ancora più grave. Ancora più rivelatore”.
Secondo il giornalista, il dato più preoccupante sarebbe rappresentato dalle manifestazioni e dagli slogan indirizzati contro lo Stato e il governo.
“I cori non si sono levati in difesa dei poliziotti aggrediti, bensì a favore di chi li ha picchiati. E contro lo Stato. Contro il governo. Accusato, manco a dirlo, di fascismo”.
Nel suo intervento, Vittorio Feltri parla apertamente di una reazione che considera ideologica da parte di una parte dell’area politica progressista.
“Davanti a un attacco diretto allo Stato e alla democrazia, davanti a uomini in divisa feriti mentre svolgono il loro dovere, oltre cento, la sinistra trova il modo di indignarsi non contro la violenza, ma contro chi prova a contenerla. Se questa non è follia ideologica, cos’altro dovrebbe esserlo?”.
Il giornalista descrive la situazione come un segnale di frattura tra istituzioni e una parte del mondo politico e sociale, evidenziando quello che definisce un atteggiamento di tolleranza verso le proteste più radicali.
Le dichiarazioni si inseriscono nel contesto di un confronto sempre più acceso sui temi dell’ordine pubblico, della gestione delle manifestazioni e del ruolo delle forze dell’ordine nelle città italiane.
Le critiche di Vittorio Feltri si estendono anche agli episodi avvenuti durante la cerimonia di apertura delle Olimpiadi, dove la delegazione israeliana è stata contestata dal pubblico.
“Tuttavia, il vero capolavoro dell’ipocrisia lo abbiamo visto alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi”.
Il giornalista denuncia i fischi rivolti alla squadra di Israele e a rappresentanti degli Stati Uniti, mettendo in evidenza quello che considera un atteggiamento selettivo nelle proteste internazionali.
“La squadra israeliana viene fischiata. Fischiata. Come se rappresentasse uno Stato colpevole di un genocidio che non esiste, dopo aver subito un sanguinario attentato terroristico, quello del 7 ottobre”.
Nel suo intervento, Feltri richiama anche il silenzio, a suo giudizio, su altri contesti internazionali e sulle violazioni dei diritti umani in Paesi come l’Iran.
Fuori dagli impianti sportivi e nelle piazze europee, osserva il giornalista, continuano manifestazioni e proteste legate al conflitto in Medio Oriente, spesso accompagnate da tensioni con le forze dell’ordine e azioni di protesta radicali.
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