Caso Crans-Montana, la madre di Taylan affronta i proprietari del locale tra accuse e lacrime: chiede verità e giustizia mentre l’inchiesta è ancora aperta.
Da una tragedia a uno scontro carico di dolore e accuse. Il caso dell’incendio del Constellation di Crans-Montana torna al centro dell’attenzione dopo il confronto diretto tra Gulcin Kaya, madre di una delle vittime, e i proprietari del locale, Jacques e Jessica Moretti, durante le udienze a Sion.
Scoppia la tensione davanti al campus universitario di Sion, dove si stanno svolgendo le udienze sull’inchiesta relativa al rogo avvenuto la notte di Capodanno al Constellation. Gulcin Kaya, madre di Taylan, morto a soli 18 anni, si è presentata all’alba per assistere agli interrogatori.
Quando ha visto arrivare Jacques e Jessica Moretti, la situazione è degenerata in pochi istanti. Tra pioggia, urla e lacrime, la donna ha gridato: “Mio figlio è morto bruciato vivo. Guardatemi negli occhi. Come fate a dormire? A mangiare? A respirare? Dov’è mio figlio?”.
La tensione è salita rapidamente. I proprietari del locale sono stati inseguiti e circondati mentre la madre, visibilmente sconvolta, continuava ad accusarli: “Dovete assumervi le vostre responsabilità, la colpa è vostra”. In un momento particolarmente duro, ha aggiunto: “Siete la mafia, avete pagato 200 mila franchi ed è finita”.
Più tardi, provata e stremata, ha definito l’accaduto “un momento durissimo”.
Nel racconto delle ore successive emerge tutta la sofferenza della donna. “Voglio, anzi vogliamo, verità e giustizia”, ha dichiarato, spiegando che non cerca vendetta ma risposte concrete su quanto accaduto.
Alla domanda su cosa provi nei confronti dei proprietari del locale, la risposta è stata netta: “Rabbia. Unicamente rabbia”. Secondo la madre, scuse e gesti simbolici non sono sufficienti. “Quando ho detto a Jessica che mio figlio era morto, lei mi ha risposto ‘sono desolata’. Desolata ha detto, capisce? Ma si può usare questa parola davanti a 41 vittime?”.
Il ricordo del figlio è continuo. “Premuroso, sensibile… amava tantissimo il football. Diciott’anni… chi non li ha avuti?”. E parlando delle altre vittime ha aggiunto: “È come se fossero miei figli”.
La donna ha raccontato anche la difficoltà nel vivere il quotidiano dopo la tragedia: “Di notte dormo poco, è difficile. Sono distrutta”.
Le parole dei coniugi Moretti non hanno attenuato la tensione. “Non c’è mafia, siamo lavoratori, ci assumeremo le nostre responsabilità”, ha dichiarato Jacques Moretti, respingendo le accuse.
All’interno dell’aula, Jessica Moretti, visibilmente commossa, ha detto ai familiari delle vittime: “Comprendiamo la vostra rabbia, il vostro odio. Siamo qui per rispondere a qualsiasi domanda”.
Sul piano giudiziario, tuttavia, l’inchiesta si trova ancora nella fase preliminare. Il giudice ha precisato che gli accertamenti tecnici sono in corso e che sarà necessario attendere l’esito delle perizie e degli interrogatori prima di trarre conclusioni.
Al momento non sono state formulate imputazioni definitive e ogni valutazione sulle eventuali responsabilità resta subordinata agli sviluppi delle indagini.
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