Francesca Albanese, relatrice Onu per la Palestina, contestata da Italia, Austria, Francia e Germania dopo dichiarazioni su Israele. Tajani parla di comportamento “inadeguato”.
La posizione di Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui Territori Palestinesi, si fa sempre più fragile.
Dopo le prese di posizione di Francia e Germania, anche Austria e Italia hanno espresso forti riserve, chiedendone la rimozione dall’incarico.
Al centro della polemica vi sono alcune dichiarazioni recenti, rilanciate durante un forum organizzato da Al-Jazeera, che hanno suscitato reazioni diplomatiche a livello internazionale.
Il ministro degli Esteri austriaco, Beate Meinl-Reisinger, ha dichiarato:
“Francesca Albanese bolla Israele come ‘nemico dell’umanità’. Le critiche alle azioni di Israele sono legittime e l’Austria ha sempre richiesto il rispetto del diritto internazionale. Albanese, tuttavia, sta diffondendo discorsi d’odio. Tale linguaggio mina l’imparzialità e gli standard più elevati richiesti a un rappresentante delle Nazioni Unite. Purtroppo, la signora Albanese ha ripetutamente disatteso tali standard”.
Le parole del ministro hanno rafforzato la richiesta di una revisione della posizione della relatrice Onu, aprendo un confronto politico che ora si estende oltre i confini italiani.
Anche il governo italiano ha preso posizione.
A margine della Conferenza sulla Sicurezza di Monaco, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha dichiarato che è “inevitabile” che l’Italia, insieme a Francia e Germania, chieda le dimissioni della relatrice.
Secondo Tajani, il comportamento di Francesca Albanese sarebbe stato “inadeguato”.
“Quando si occupano ruoli di quel tipo bisogna avere, anche nella fermezza delle proprie posizioni, atteggiamenti equilibrati, non da agit-prop, perché ha avuto un comportamento da militante”, ha aggiunto il ministro.
Le dichiarazioni segnano una presa di distanza netta da parte dell’esecutivo italiano e si inseriscono in un quadro di crescente pressione diplomatica nei confronti della funzionaria delle Nazioni Unite.
Non sono mancate le prese di posizione a sostegno di Francesca Albanese.
Da Strasburgo, l’eurodeputata Ilaria Salis ha definito “grottesco” l’intervento di chi ne chiede l’uscita dall’Onu.
“Le accuse di antisemitismo vengono ormai utilizzate in modo talmente pretestuoso che appare chiaro come l’unico obiettivo sia brandirle come una clava morale e politica contro chi si è schierato contro il genocidio e il colonialismo. Della fondatezza o meno di tali accuse, sembrerebbe non importare più nulla”, ha scritto Salis.
“Un uso così strumentale non solo è intellettualmente disonesto, ma finisce per indebolire proprio la battaglia sacrosanta contro l’antisemitismo – e, più in generale, contro ogni forma di razzismo. Le autorità francesi, invece di chiedere le dimissioni della relatrice Onu Francesca Albanese, farebbero meglio a mettere in discussione i propri rapporti con il governo criminale di Israele. Solidarietà a Francesca”.
Anche la deputata del M5s Stefania Ascari ha difeso la relatrice, parlando di attacchi “pretestuosi, costruiti ad arte per colpire una voce che, con documenti e dati alla mano, denuncia i crimini commessi dal governo israeliano e le complicità della comunità internazionale. Francesca Albanese dà fastidio perché sbatte in faccia la realtà e perché sa farsi ascoltare”.
Secondo Ascari, “non potendo smontare le sue argomentazioni sul piano giuridico, si scelgono la calunnia e la mistificazione per delegittimarla e ridurla al silenzio. Ma colpire chi denuncia non cancella i fatti, li rende solo più evidenti. Chi oggi la attacca non ha mosso un dito per fermare un governo genocida, ma è pronto a inventare falsità pur di screditare chi quei crimini li ha denunciati”.
This website uses cookies.