Napoli, caso cuore bruciato: ascoltato il cardiologo Giuseppe Limongelli mentre il bimbo resta in terapia intensiva. Procura indaga su presunti errori nel trasporto dell’organo.
Il caso diventa giudiziario dopo il trapianto del cuore danneggiato a un bambino di due anni. La Procura di Napoli ha ascoltato per oltre sei ore il cardiologo Giuseppe Limongelli, autosospesosi dal suo incarico sei giorni dopo l’intervento.
Il medico era responsabile del “Follow-up del post-trapianto” presso l’ospedale Monaldi, struttura dell’Azienda dei Colli. L’autosospensione risale al 29 dicembre, pochi giorni dopo l’operazione sul piccolo paziente. Non è stato chiarito ufficialmente se la decisione sia direttamente collegata alla vicenda, ma subito dopo l’episodio la direzione sanitaria ha disposto la sospensione cautelare di altri due operatori.
A seguito delle dimissioni e dei provvedimenti interni, l’attività del reparto trapianti pediatrici del Monaldi è stata temporaneamente fermata. Nei giorni scorsi Giuseppe Limongelli, intervenendo pubblicamente, aveva dichiarato: “Adesso proteggiamo la mamma. Poi uscirà tutto”.
Intanto il bambino resta ricoverato in condizioni critiche presso l’ospedale Monaldi di Napoli. Da 54 giorni è mantenuto in vita grazie all’Ecmo, il dispositivo che sostituisce temporaneamente la funzione del cuore, poiché l’organo impiantato non è in grado di lavorare autonomamente.
Sulla possibilità di un secondo intervento esistono valutazioni contrastanti. Il Bambino Gesù di Roma, centro di riferimento nazionale, ha espresso forti perplessità a causa delle condizioni cliniche del piccolo, segnalando la presenza di un’emorragia cerebrale e complicazioni a polmoni e reni.
Diversa la posizione dell’équipe del Monaldi. Dopo nuovi esami diagnostici, tra cui una Tac, l’Heart Team ha confermato la possibilità di un nuovo trapianto, mantenendo il bambino in lista. Ulteriori valutazioni mediche sono previste nei prossimi giorni.
La madre, Patrizia Mercolino, continua a lanciare appelli nella speranza di trovare un donatore compatibile. “Non dobbiamo mollare – ha detto – Mio figlio è forte, è un guerriero. Oggi rimane in lista, domani faranno altri controlli. Purtroppo lo so, più si va avanti e più le speranze e le possibilità diminuiscono. La macchina è attaccata da parecchi giorni, sono 54 giorni, lo sapevamo già”.
Sulla vicenda è stata aperta un’indagine dalla Procura di Napoli, con sei persone iscritte nel registro degli indagati per presunte lesioni colpose. L’attenzione degli inquirenti si concentra sulle modalità di trasporto e conservazione dell’organo.
Secondo una delle ipotesi investigative, il cuore proveniente da Bolzano sarebbe stato trasferito in un contenitore di plastica privo di sistemi tecnologici per il controllo della temperatura. Gli accertamenti puntano a verificare se sia stato utilizzato ghiaccio secco, che può raggiungere temperature estremamente basse, invece del ghiaccio tradizionale, provocando il danneggiamento dell’organo.
L’interrogatorio di Giuseppe Limongelli è stato condotto dal pubblico ministero Giuseppe Tittaferrante, nell’ambito dell’inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Antonio Ricci. Parallelamente, anche la Procura di Bolzano ha avviato un fascicolo, al momento contro ignoti.
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