A Castello di Annone una madre condannata a 2 anni per lesioni cerebrali al figlio neonato. Il piccolo è in stato vegetativo, emergono stress e fragilità.
Una notte come tante, un pianto inconsolabile e un gesto disperato che ha cambiato per sempre la vita di un neonato e di sua madre.
I fatti risalgono al 6 dicembre 2023 e sono avvenuti a Castello di Annone, in provincia di Asti. Dopo aver allattato il figlio nel cuore della notte, nel tentativo di farlo smettere di piangere, la donna avrebbe scosso il neonato con forza.
Quel gesto ha provocato la cosiddetta sindrome del bambino scosso, una condizione gravissima che può causare danni cerebrali irreversibili e, nei casi più gravi, anche la morte.
Il piccolo ha riportato una grave lesione cerebrale ed è stato immediatamente ricoverato in pediatria. Successivamente è stato trasferito a Torino, in un centro specializzato per pazienti con patologie neurologiche complesse.
Le conseguenze sono risultate devastanti: il bambino vive oggi in stato vegetativo ed è assistito in modo continuativo all’interno della struttura sanitaria.
La madre è stata processata con rito abbreviato e condannata a due anni di reclusione. La richiesta iniziale della Procura era di sette anni, considerata la gravità delle lesioni riportate dal neonato.
Nel corso del procedimento, la donna è stata dichiarata capace di intendere e di volere. Tuttavia, la perizia medica ha evidenziato come al momento dei fatti si trovasse in una condizione di forte stress emotivo.
Secondo quanto emerso, la donna non avrebbe avuto piena consapevolezza delle conseguenze del gesto e non avrebbe immaginato di poter provocare un danno così grave al figlio.
Dopo l’accaduto, la madre non avrebbe più potuto vedere il bambino, che resta ricoverato in modo permanente nel reparto specializzato.
Durante il processo è emerso un quadro personale particolarmente complesso. La donna viveva in una struttura protetta insieme al neonato perché vittima di maltrattamenti da parte del compagno.
La difesa ha ricondotto l’episodio a una situazione di forte pressione psicologica, aggravata dall’isolamento e dalla mancanza di un adeguato supporto nei primi mesi di vita del bambino.
Gli specialisti hanno sottolineato come la sindrome del bambino scosso possa verificarsi anche in contesti di esasperazione e stanchezza estrema, soprattutto quando il pianto del neonato si prolunga e il caregiver non dispone di sostegno.
La sentenza ha chiuso il primo grado di giudizio, mentre il piccolo resta ricoverato a Torino, dove continua a ricevere assistenza sanitaria continuativa a causa delle gravi condizioni neurologiche.
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