Dopo l’omicidio di Abderrahim Mansouri a Rogoredo, i colleghi di Carmelo Cinturrino chiedono una pena esemplare e parlano di tradimento verso la Polizia di Stato.
L’omicidio di Abderrahim Mansouri nel quartiere Rogoredo di Milano ha scosso profondamente la Polizia di Stato.
Al centro dell’inchiesta c’è l’assistente capo Carmelo Cinturrino, accusato di aver ucciso lo spacciatore in circostanze che la magistratura sta ricostruendo.
L’episodio ha generato un forte contraccolpo interno al corpo.
Molti colleghi si sono detti amareggiati e si sentono traditi da un comportamento che, se confermato, avrebbe infangato l’onore della divisa.
Cinturrino ha chiesto scusa, ma le sue parole non bastano a cancellare l’impatto sull’istituzione.
Tra gli agenti cresce la richiesta di una pena certa e proporzionata alla gravità dei fatti, per ribadire che eventuali responsabilità individuali non possono ricadere sull’intero corpo.
A esprimere con chiarezza questo sentimento è stato Andrea Cecchini, esponente del sindacato di polizia Italia Celere.
“I fatti di Rogoredo sono sconcertanti e chi ama la nostra divisa e la nostra Patria non può non soffrire. C’è dolore, c’è sgomento, c’è rabbia perché infangare la nostra divisa è un alto tradimento”.
Cecchini ha ricordato che “chi sceglie la Polizia giura sulla bandiera tricolore, simbolo di libertà, giustizia e verità. Non si può far finta di niente, amare la nostra divisa significa far emergere sempre e solo la verità, anche la peggiore, ma la verità”.
Il sindacalista ha poi sottolineato che “la Polizia non ha fatto un passo indietro ed ha fatto di tutto per portare alla Magistratura tutta Verità. Perché la Polizia è la via della democrazia, madre di tutte le libertà. Ora sia chiaro, però, sbaglia uno di noi, non sbaglia la Polizia”.
Le dichiarazioni arrivano in un clima già teso nel dibattito pubblico.
Secondo diversi esponenti del comparto sicurezza, il pericolo è che il caso venga utilizzato per generalizzare e delegittimare l’intero corpo.
“Noi continueremo a lottare per tutto ciò che è giusto e, come chiediamo Giustizia per chi sbaglia contro di noi e contro la brava gente, chiediamo Giustizia per chi di noi sbaglia. La nostra linea non cambia, siamo dispiaciuti certamente e ci sentiamo traditi ma la gente, soprattutto la brava gente, si fida di noi e ha già capito che uno che sbaglia non significa che sbagliano tutti”.
Cecchini conclude: “Sono sconcertato, vero, non capisco come si faccia a fare certe cose”.
Le indagini proseguono sotto il coordinamento della magistratura milanese, mentre all’interno della Polizia si cerca di tutelare l’immagine di un’istituzione chiamata quotidianamente a garantire sicurezza e legalità.
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