Firmato il rinnovo 2022-2024 del contratto enti locali con aumenti fino a 140 euro e 1.728 euro di arretrati. Fdi accusa la Cgil di incoerenza.
All’indomani della firma del rinnovo del contratto collettivo nazionale del Comparto Funzioni Locali per il triennio 2022-2024, si apre lo scontro politico.
L’accordo, approvato dall’Aran, prevede un incremento medio di 136,76 euro lordi per tredici mensilità, pari a un aumento del 5,78% del monte salari 2021.
A questo si aggiunge lo 0,22% di trattamento accessorio, che porta l’incremento complessivo a circa 140 euro mensili.
Con il via libera definitivo, scatteranno anche gli arretrati maturati fino al 28 febbraio 2026, per una cifra media di 1.728 euro a dipendente.
L’obiettivo dichiarato dal ministro per la Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, è ridurre il divario retributivo tra dipendenti degli enti locali e ministeriali, storicamente più elevato per questi ultimi.
Il contratto punta anche a contrastare l’esodo dai Comuni, fenomeno che tra il 2017 e il 2023 ha registrato tra le 11mila e le 16mila cessazioni annue.
Nonostante gli aumenti, la Cgil ha scelto di non sottoscrivere l’intesa.
Una decisione che ha scatenato la reazione di Fratelli d’Italia.
«C’è chi dice no al rinnovo dei contratti della pubblica amministrazione. Ancora una volta la Cgil di Landini si distingue per la sua incoerenza sindacale» attacca il senatore di Fdi e componente della Commissione Finanze, Giorgio Salvitti.
«Mentre il governo Meloni lavora per mettere fine allo scandalo delle mancate modifiche contrattuali, assicurando 140 euro in più al mese e oltre 1700 euro di arretrati per i dipendenti degli enti locali» aggiunge Salvitti «il segretario del “niet a prescindere” si sfila da un accordo che dà a oltre 400mila dipendenti più soldi in busta paga già dal mese di marzo».
Il parlamentare sottolinea che l’intesa rappresenta «un altro passo verso il completamento dei rinnovi del triennio 2022/24», in attesa della firma definitiva per medici e dirigenti sanitari.
Oltre agli aspetti salariali, il rinnovo introduce misure organizzative.
Nel comparto enti locali debutta la possibilità, su base volontaria e sperimentale, della settimana di quattro giorni, mantenendo le 36 ore complessive.
L’accordo prevede inoltre il riconoscimento dei buoni pasto anche per chi lavora da remoto, in particolare caregiver o lavoratori con fragilità legate alla salute.
Attraverso la contrattazione integrativa sarà possibile modulare la presenza in ufficio e aumentare i giorni di smart working per chi ne ha necessità.
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