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Nuova legge elettorale, Schlein alle code, terremoto nel Pd: riformisti verso la scissione

Liste bloccate e premio di maggioranza agitano il Partito Democratico. I riformisti valutano l’uscita, mentre incombe il nodo Consulta.

Liste bloccate e tensioni interne

La nuova legge elettorale rischia di avere un effetto collaterale pesante sul Partito Democratico guidato da Elly Schlein. Nelle chat interne dei dem si parla apertamente di una possibile mini-scissione dei riformisti, già da tempo in bilico sulla permanenza nel partito.

Il punto più contestato è l’assenza delle preferenze. Con le liste bloccate, il potere di candidatura resta saldamente nelle mani dei leader. Questo significa che il consenso personale dei singoli candidati pesa meno rispetto alla fedeltà alla linea della segreteria.

Alle ultime europee, con il sistema delle preferenze, Schlein aveva dovuto includere esponenti dell’area riformista capaci di raccogliere voti diretti. Con il nuovo meccanismo, quella dinamica non si ripeterebbe.

Una quota alla minoranza sarebbe prevista, ma la segretaria dovrebbe comunque bilanciare le correnti interne, da Andrea Orlando a Dario Franceschini, da Gianni Cuperlo a Goffredo Bettini, fino all’area di Stefano Bonaccini, oggi formalmente in maggioranza.

L’area Bonaccini e le incognite del premio

Proprio Bonaccini ha parlato di “legge truffa” che “toglie il diritto ai cittadini di esprimersi”, sostenendo che solo per il Parlamento si deciderebbe “in pochi in una stanza, a Roma”.

Nel frattempo, tra i riformisti cresce la riflessione su un’eventuale uscita dal Pd. Tuttavia, anche fuori dal partito le incognite non mancano.

La norma del “miglior perdente” – che consente l’accesso in Parlamento a una sola forza sotto il 3% all’interno della coalizione – spingerebbe i partiti centristi a unirsi per evitare dispersioni.

La legge, secondo diversi osservatori, rafforzerebbe sia Giorgia Meloni sia Schlein, e non dispiacerebbe nemmeno a Giuseppe Conte, che potrebbe puntare sulle primarie per consolidare la propria posizione nel campo progressista.

Il nodo della Corte costituzionale

Oltre alle tensioni politiche, resta l’incognita giuridica.

Il costituzionalista Stefano Ceccanti ha segnalato due criticità: il coordinamento del premio di maggioranza tra Camera e Senato e il rischio di superare il tetto del 55% dei seggi, già indicato come limite dalla Corte costituzionale nella sentenza sull’Italicum.

Il premio fissato in un numero di seggi predeterminato potrebbe infatti eccedere quella soglia, aprendo la strada a ricorsi e a un possibile intervento della Consulta nel giro di pochi mesi.

Se questi aspetti non venissero corretti, la legge potrebbe essere sottoposta a verifica di legittimità costituzionale, aggiungendo ulteriore incertezza a un quadro politico già agitato.

Nel frattempo, nel Pd cresce l’inquietudine. Tra chi attende gli sviluppi e chi valuta l’uscita, la nuova legge elettorale rischia di trasformarsi nel detonatore di una fase di profonda ridefinizione interna.

Published by
Claudia De Napoli

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