Vincenzo Schettini replica alle accuse su live obbligatorie, voti premio e monetizzazione. A Le Iene difende il metodo didattico e ammette: “Mi sono fatto prendere dal panico”.
La bufera mediatica si è trasformata in un confronto televisivo acceso quando Vincenzo Schettini ha scelto di rispondere pubblicamente alle accuse che da settimane agitano il dibattito sul suo metodo d’insegnamento.
Durante un servizio andato in onda su Le Iene, il professore noto per il progetto “La Fisica Che Ci Piace” ha replicato punto per punto alle contestazioni sollevate da alcuni ex studenti e rilanciate dalla giornalista Grazia Sambruna. Al centro della polemica ci sono le dirette pomeridiane su YouTube, che secondo le testimonianze sarebbero state di fatto obbligatorie per gli studenti, chiamati a commentare per aumentare l’interazione del canale.
Intervistato dall’inviato Daniele Bonistalli, Schettini ha respinto l’ipotesi di costrizioni: “Erano dei compiti a casa. Non c’era alcuna costrizione”. Una replica netta, con cui il docente ha rivendicato la propria autonomia didattica. “I ragazzi sono in Rete. Io sono entrato là e ho portato le lezioni di Fisica”.
Altro nodo riguarda i cosiddetti “voti premio”. Nei primi anni di attività del canale, tra il 2016 e il 2019, Schettini prometteva uno o due punti in più a chi partecipava attivamente alle esercitazioni online. Anche su questo punto non ha fatto marcia indietro: “Certo che lo facevo. Era libertà didattica. L’incentivo, il premio, era voluto perché i ragazzi studiassero. Cosa c’è di sbagliato in questo?”.
Le dichiarazioni hanno riacceso il confronto sul confine tra innovazione e correttezza nella valutazione scolastica, alimentando reazioni contrastanti tra docenti e osservatori del mondo dell’istruzione.
Un ulteriore capitolo della vicenda riguarda la monetizzazione del canale. Secondo le ricostruzioni emerse, l’attività online avrebbe potuto generare un vantaggio economico sfruttando la partecipazione degli studenti. Schettini ha però ridimensionato l’aspetto finanziario: “In quegli anni non monetizzavo o monetizzavo una cifra ridicola”.
Nel servizio sono stati mostrati dati che indicano ricavi complessivi inferiori ai 200 euro tra il 2016 e il 2018. Una cifra che, secondo il professore, smentirebbe l’ipotesi di un utilizzo strumentale delle classi per finalità economiche.
È stato inoltre affrontato il tema delle riprese realizzate durante le lezioni. Alcuni ex studenti avrebbero segnalato un coinvolgimento diretto nella produzione dei video. Schettini ha sostenuto che si trattasse di una partecipazione volontaria e di un’esperienza formativa, utile a comprendere i nuovi linguaggi digitali applicati alla divulgazione scientifica.
Nel dibattito sono emerse anche questioni legate alle assenze e ai rapporti con Apple. Alcuni ex allievi avrebbero lamentato numerose assenze del docente e ipotizzato un conflitto d’interessi per l’utilizzo di iPad nelle classi digitali.
Sul primo punto, Schettini ha dichiarato di aver semplicemente usufruito delle assenze previste dal contratto. Quanto al presunto legame commerciale, ha precisato: “Non ho mai guadagnato con Apple”. E ha aggiunto: “C’è stato un collegio, del quale facevo parte con tanti docenti, che ha stabilito le regole riguardo la formazione di queste classi digitali”. Ha inoltre chiarito di essere stato un ADE, Apple Distinguished Educator, e non un rappresentante commerciale.
A chiudere il servizio è stato il caso della rimozione improvvisa di oltre cento video dal canale, avvenuta mentre la vicenda esplodeva sui media. Una decisione che ha alimentato sospetti e nuove tensioni. Lo stesso Schettini ha ammesso l’errore: “Lo so, è colpa mia. Mi sono fatto prendere dal panico. Ho pensato che fosse un modo per spegnere la polemica. Sono stato un ingenuo perché era ovvio che dopo un’ora qualcuno se ne sarebbe accorto.”
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