Il divorzio tra Lega e Roberto Vannacci non è stato indolore. E ora emergono parole che certificano la frattura.
A parlare è il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, che in un’intervista ha commentato senza mezzi termini l’uscita del Generale dal Carroccio.
“Con la sua uscita dalla Lega si è fatta semplicemente chiarezza. Non si poteva convivere con una struttura parallela e i suoi valori sono lontani dai nostri: centralismo, statalismo e estremismo di destra non sono nel dna della Lega”.
Una presa di posizione netta. Fontana non cita direttamente lo scontro interno, ma il messaggio è chiaro: la convivenza politica era diventata impossibile.
Il governatore lombardo, storico esponente del Carroccio, non ha mai nascosto freddezza verso l’ascesa di Vannacci dentro il partito guidato da Matteo Salvini. Ora che l’addio è consumato, la linea è tracciata.
Fontana ha anche rilanciato il tema della “questione settentrionale”, evocando la stagione fondativa del movimento e la leadership di Umberto Bossi.
Alla domanda se si stia tornando ai tempi di “Roma ladrona”, ha risposto:
“Molti pensano che l’Umberto esagerasse. Ma quando vivi certe situazioni scopri che le cose stanno persino peggio. Potrei elencare decine di casi in cui Roma ha cercato di metterci in difficoltà. Qualcuno ancora non riesce a capire che il Nord ha standard più elevati del resto d’Italia…”.
Un segnale politico che va oltre Vannacci e guarda all’identità del partito.
Nel corso dell’intervista, il governatore ha anche ironizzato sulle ambizioni della Capitale in vista delle Olimpiadi 2040, dopo il successo di Milano-Cortina.
Alla battuta sulle “osterie romane” che aprono a Milano, Fontana ha replicato:
“Più che altro da Roma vedo arrivare banchieri…”.
Parole che suonano come una stoccata ulteriore e che rafforzano l’immagine di un ritorno alle radici territoriali del Carroccio.
Il messaggio politico è evidente: la Lega, almeno nella versione evocata da Fontana, rivendica autonomia identitaria e prende le distanze dall’esperienza di Vannacci.
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