Il direttore Tommaso Cerno interviene sul caso della famiglia del bosco di Palmoli e critica l’intervento dello Stato dopo la separazione dei tre bambini dalla madre.
Il caso della cosiddetta “famiglia del bosco” di Palmoli continua a suscitare polemiche e interrogativi dopo la decisione del tribunale che ha portato alla separazione della madre dai tre bambini.
La situazione giudiziaria è ancora in evoluzione. Il tribunale per i minorenni dell’Aquila sta valutando l’ipotesi di un affidamento esclusivo al padre, mentre la madre al momento non può vedere i figli nemmeno all’interno della struttura protetta.
Nel frattempo i legali della famiglia stanno preparando un ricorso contro la decisione dei giudici.
Secondo quanto emerso nelle ultime ore, i tre bambini non possono incontrare né la madre né il padre.
Sulla vicenda è intervenuto anche lo psichiatra Tonino Cantelmi, perito di parte che coordina il gruppo di psicologi che segue la famiglia.
Cantelmi ha lanciato un avvertimento sulla strada intrapresa dalle istituzioni.
Ha parlato infatti di una direzione “sbagliata” e “pericolosa” che potrebbe condurre, secondo la sua valutazione, fino all’ipotesi dell’adozione dei cosiddetti “bambini del bosco”.
Tra le voci intervenute nel dibattito pubblico c’è anche il direttore de Il Giornale, Tommaso Cerno, che ha espresso alcune perplessità sull’intervento dello Stato nel caso della famiglia di Palmoli.
Secondo Cerno, è possibile che esistano elementi non ancora resi pubblici che possano spiegare una decisione così drastica da parte dei magistrati. Tuttavia il direttore ha evidenziato come la vicenda lasci interrogativi aperti.
“La presenza così forte dello Stato a me fa venire dei dubbi. Nel senso, io penso che la magistratura, lo Stato, le istituzioni, dovrebbero essere come gli arbitri: meno li vedi meglio hanno giocato. Quando diventano protagonisti bisogna domandarsi il perché. A volte hanno ragione, in questo caso, cominciano a sfuggire le ragioni”.
Nel suo intervento Cerno ha anche ricordato la propria esperienza personale, sottolineando come modelli di vita semplici o lontani dagli standard contemporanei non siano necessariamente incompatibili con la crescita dei figli.
“Vengo da una famiglia povera, i miei nonni mi facevano vivere così, non era proprio un bosco ma i miei ricordi da ragazzino con i bagni fuori li ho anche io”.
Il direttore de Il Giornale ha osservato che in Italia esistono numerose situazioni familiari difficili, caratterizzate da precarietà economica o abitativa, senza che questo comporti automaticamente l’allontanamento dei figli dai genitori.
Per questo motivo ha sottolineato la necessità di comprendere meglio le motivazioni che hanno portato a un provvedimento così incisivo nei confronti della famiglia di Palmoli.
Secondo Cerno, la vicenda si inserisce in un contesto più ampio in cui emergono contraddizioni nel modo in cui lo Stato interviene nelle situazioni familiari.
Il giornalista ha ricordato che nel Paese esistono molte famiglie senza reddito stabile o con abitazioni precarie, eppure in quei casi raramente si arriva a una separazione così drastica tra genitori e figli.
Nel suo intervento ha citato anche il tema dell’istruzione, osservando che i bambini della famiglia seguivano il modello dell’home schooling, previsto dall’ordinamento italiano.
“Questo modello d’istruzione esiste, quindi questi bambini vivono sicuramente in un modello non maggioritario di stile di vita, ma non sembrano portare altro che i segni di voler stare quei genitori”.
Secondo Cerno, al momento i tre bambini si trovano sotto la responsabilità dello Stato e proprio per questo, a suo avviso, sarebbe necessario chiarire in modo più dettagliato le ragioni delle decisioni prese dalle autorità giudiziarie.
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