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Bocchino attacca i sondaggi sul referendum giustizia: “Si sono venduti al fronte del No”

Italo Bocchino contesta i sondaggi sul referendum sulla riforma della giustizia e accusa alcuni istituti demoscopici di favorire il fronte del No.

Italo Bocchino contesta i sondaggi sul referendum giustizia

A pochi giorni dal referendum sulla riforma della giustizia del 22 e 23 marzo, Italo Bocchino, direttore editoriale del Secolo d’Italia, mette in discussione i sondaggi che indicano il fronte del No come favorito o comunque competitivo.

Secondo l’ex parlamentare, i numeri diffusi da diversi istituti demoscopici non sarebbero coerenti con la posizione dei partiti e con gli schieramenti politici che sostengono il Sì alla riforma.

Nel suo ragionamento, Bocchino parte da un dato politico: il centrodestra, che secondo le rilevazioni elettorali si colloca attorno al 48% dei consensi, sostiene in modo compatto il Sì al referendum.

A questo blocco politico si aggiungerebbero anche alcune forze centriste, come i liberaldemocratici guidati da Luigi Marattin e i Radicali, oltre a una parte del mondo riformista di centrosinistra.

Secondo Bocchino, tra i sostenitori della riforma ci sarebbero infatti anche elettori vicini a Azione, Italia Viva, Più Europa e una parte del Partito Democratico e del Movimento 5 Stelle.

Alla luce di questi schieramenti, il direttore editoriale del Secolo d’Italia si chiede come sia possibile che alcune rilevazioni indichino il fronte del No come vincente.

Le accuse di Bocchino agli istituti demoscopici

Dalla sua analisi nasce un attacco diretto ai sondaggisti che hanno pubblicato previsioni sfavorevoli al Sì.

In un intervento diffuso sui social, Italo Bocchino ha sostenuto che molte previsioni sarebbero completamente sbagliate.

“I sondaggisti saranno travolti dal risultato del referendum perché o per pavidità o per paura di sbagliare oppure perché sono complici della propaganda del No, si sono lanciati in previsioni che sono tutte, completamente errate…”.

Per Bocchino, l’unico istituto che avrebbe prodotto una rilevazione vicina alla realtà sarebbe quello guidato da Nicola Piepoli, che avrebbe indicato un vantaggio netto per il Sì con il 57% contro il 43% del No.

Secondo l’editorialista, la matematica politica non lascerebbe spazio a dubbi: con il centrodestra compatto e una parte dell’opposizione favorevole alla riforma, il risultato finale dovrebbe essere favorevole al Sì.

Il nodo dell’affluenza e lo scontro sul risultato

Uno degli elementi centrali del dibattito riguarda l’affluenza alle urne.

Secondo diversi istituti demoscopici, al referendum potrebbe partecipare circa il 40% degli aventi diritto.

Una previsione che, secondo Bocchino, sarebbe irrealistica e utilizzata per sostenere l’idea di una possibile vittoria del No.

L’editorialista ritiene invece che il tema della giustizia sia particolarmente sentito dall’opinione pubblica italiana e che proprio per questo la partecipazione al voto sarà più alta di quanto previsto.

Nel suo intervento, Bocchino sostiene inoltre che una parte dell’elettorato sarebbe stanca di un sistema giudiziario percepito come una “casta” e che questo sentimento potrebbe tradursi in una forte mobilitazione a favore della riforma.

Da qui il sospetto espresso dal direttore editoriale del Secolo d’Italia: se il risultato finale dovesse smentire i sondaggi, sarà necessario capire se gli errori siano dovuti a incapacità, a scelte prudenziali oppure a un utilizzo politico delle rilevazioni demoscopiche.

Secondo Bocchino, solo il risultato delle urne chiarirà se le previsioni diffuse nelle ultime settimane rispecchino realmente l’orientamento degli elettori italiani.

Published by
Francesco Paolo Antonicelli

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