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Callipo: “Sette mesi in carcere senza prove e il giudice che sbagliò, oggi guida una procura importante”

L’ex sindaco di Pizzo Calabro Gianluca Callipo racconta il suo arresto nel 2019, sette mesi di carcere e l’assoluzione. “Serve separare le carriere”.

Gianluca Callipo e il referendum sulla giustizia

L’ex sindaco di Pizzo Calabro, Gianluca Callipo, oggi 38 anni, torna a parlare della propria vicenda giudiziaria e del referendum sulla riforma della giustizia.

All’epoca dell’arresto aveva 32 anni ed era considerato uno dei giovani dirigenti più promettenti del Partito Democratico in Calabria.

Oltre a essere sindaco della città tirrenica, ricopriva anche il ruolo di presidente regionale dell’Anci.

Secondo Callipo, il referendum rappresenta un passaggio decisivo per cambiare il funzionamento della giustizia italiana.

“È un’occasione importantissima”.

L’ex amministratore spiega che la sua esperienza personale lo ha portato a conoscere da vicino alcune criticità del sistema giudiziario.

“Sì, la mia vicenda mi ha fatto comprendere molto bene tanti meccanismi che non funzionano nella magistratura. Serve assolutamente la separazione delle carriere, serve il sorteggio, serve l’Alta Corte che giudichi i magistrati. Io voto Sì”.

L’arresto nel 2019 e i sette mesi in carcere

La notte del 19 dicembre 2019, poco prima dell’alba, la vita di Gianluca Callipo cambia improvvisamente.

“Alle tre e mezza mi hanno svegliato al citofono. Si sono presentati sette o otto carabinieri che mi hanno comunicato che c’era una disposizione di custodia cautelare”.

In quel momento Callipo era al secondo mandato da sindaco di Pizzo Calabro ed era uno degli esponenti più noti del Pd calabrese.

Qualche anno prima aveva anche partecipato alle primarie per la candidatura a presidente della Regione Calabria, sfidando Mario Oliverio e ottenendo il 45% dei voti.

Il blitz che portò al suo arresto fu coordinato dal procuratore Nicola Gratteri.

“Mi consegnarono degli scatoloni con 30 mila pagine di motivazione dell’arresto mio e di altre 300 persone. Mi dissero: le motivazioni le trovi lì”.

Dopo l’arresto venne trasferito nel carcere di Cosenza, dove rimase detenuto per sette mesi nel reparto di alta sicurezza.

“Arrivammo lì alle otto di mattina. Ci misero in una zona di attesa. Eravamo quasi 300. Dodici ore in piedi. Ci diedero due panini e un po’ d’acqua”.

La decisione della Cassazione e l’assoluzione

Secondo il racconto dell’ex sindaco, la svolta nella sua vicenda arrivò il 17 luglio 2020, quando la Corte di Cassazione annullò l’ordinanza di arresto.

“La Cassazione disse che non c’erano indizi”.

Le accuse contestate riguardavano il presunto concorso esterno e due episodi di abuso d’ufficio aggravati dall’agevolazione della ’ndrangheta.

“Disse: se il quadro accusatorio è questo non ci sono elementi né di prova né gravità indiziaria. Quindi l’ordinanza di arresto è annullata”.

Nonostante la scarcerazione, la vicenda giudiziaria proseguì con la richiesta di rinvio a giudizio da parte della procura e una richiesta di condanna a 18 anni.

“Diciotto!”.

Successivamente arrivò l’assoluzione.

Dopo il trasferimento di Nicola Gratteri alla procura di Napoli, la procura rinunciò anche all’appello.

Secondo Callipo, nessuno dei magistrati coinvolti nella vicenda avrebbe subito conseguenze disciplinari.

“No, sono stati promossi”.

Published by
Lorenzo Costantino

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