epa12171960 US President Donald Trump speaks before signing resolutions that block California's rule phasing out gas-powered cars and ending the sale of new ones by 2035, in the East Room of the White House in Washington, DC, USA, 12 June 2025. EPA/ALLISON DINNER
Peppe Provenzano attacca Donald Trump e il governo Meloni: “Con la guerra aumentano i prezzi del petrolio”. Intanto l’Italia rilascerà parte delle riserve strategiche.
Il dibattito politico sulle conseguenze economiche della guerra in Iran si accende anche in Italia.
Dal quartier generale del Partito Democratico al Nazareno, il responsabile Esteri della segreteria guidata da Elly Schlein, Peppe Provenzano, ha puntato il dito contro il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.
Secondo l’esponente dem, il conflitto avrebbe effetti diretti sui prezzi dell’energia e sulle economie europee.
Nel suo intervento Provenzano ha citato alcune dichiarazioni attribuite allo stesso presidente americano.
“Donald Trump oggi ha spudoratamente dichiarato che, con la guerra, gli Usa ci guadagnano perché aumentano i prezzi del petrolio e loro sono grandi produttori. Loro, non noi. E infatti è chiaro fin dal primo giorno dell’attacco: i costi di questa guerra illegale li avrebbero pagati non solo le vittime innocenti, ma anche noi. Con l’aumento dell’instabilità e dei costi dell’energia.”
Il dirigente del Partito Democratico ha sottolineato come l’impatto economico della crisi internazionale si rifletterebbe anche sulle famiglie e sulle imprese italiane, con il rischio di un nuovo aumento dei prezzi dei carburanti e dell’energia.
Nel suo intervento Peppe Provenzano ha criticato anche l’azione del governo guidato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, accusando l’esecutivo di non aver ancora adottato misure concrete per contenere l’aumento dei prezzi.
Il dirigente del Partito Democratico ha ricordato che la segreteria guidata da Elly Schlein avrebbe presentato una proposta specifica per ridurre il costo dei carburanti.
“È passata quasi una settimana da quando il Pd, con la segreteria Elly Schlein, ha avanzato una proposta semplice, concreta e di buon senso per calmierare i prezzi dei carburanti. Meloni si era detta favorevole. Ma in Consiglio dei ministri nulla. Ieri in Parlamento, niente. E allora cosa sta aspettando? Ogni giorno che passa cittadini, lavoratori e imprese pagano sempre più cara la scellerata guerra del suo amico Trump.”
Le parole di Provenzano evidenziano la distanza tra opposizione e maggioranza sulla gestione dell’emergenza energetica e sulle relazioni con gli Stati Uniti.
Nel frattempo, sul piano internazionale, si sta lavorando per limitare l’impatto della crisi sui mercati energetici.
Durante una riunione del G7, è stato dato il via libera al rilascio di circa 400 milioni di barili di petrolio dalle riserve strategiche dei Paesi membri.
La misura riguarda anche l’Italia, che dovrà immettere nel mercato internazionale poco più di 9 milioni di barili di petrolio.
Si tratta di una quota pari a circa il 2,5% del totale previsto dall’operazione e corrispondente a circa l’11% delle riserve strategiche nazionali.
Il coordinamento operativo sarà affidato alle principali aziende energetiche italiane, tra cui Eni, che dovranno gestire le fasi di distribuzione nel circuito internazionale.
Da Palazzo Chigi, secondo quanto riferito da fonti di governo, il rilascio delle riserve dovrebbe consentire un margine temporaneo di stabilizzazione dei prezzi.
“Contiamo di avere 20 o 30 giorni di respiro a proposito della pressione sui prezzi dell’energia.”
L’obiettivo della misura è limitare l’impatto immediato della crisi energetica, in attesa di sviluppi sul fronte internazionale e sul mercato del petrolio.
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