La crisi nello Stretto di Hormuz fa salire il prezzo del carburante per aerei. Diverse compagnie annunciano aumenti sui biglietti mentre alcune rotte vengono modificate.
Il conflitto in Iran e le tensioni nello Stretto di Hormuz stanno provocando un effetto a catena sull’economia globale.
Una delle prime conseguenze riguarda il settore del trasporto aereo, dove diverse compagnie stanno iniziando ad aumentare i prezzi dei biglietti.
Lo Stretto di Hormuz rappresenta uno dei passaggi strategici più importanti al mondo per il trasporto di petrolio.
La riduzione dei traffici e le tensioni nella zona hanno spinto verso l’alto il prezzo del greggio e, di conseguenza, il costo del carburante utilizzato dagli aerei.
Secondo l’indice internazionale Platts, il prezzo medio mondiale del carburante per aerei ha raggiunto i 173,91 dollari al barile.
Si tratta di un valore quasi doppio rispetto ai livelli registrati all’inizio dell’anno.
L’aumento dei costi colpisce direttamente le compagnie aeree, per le quali il carburante rappresenta circa un quarto dei costi operativi complessivi di ogni volo.
Di fronte all’aumento dei costi, diverse compagnie aeree internazionali hanno già annunciato nuovi supplementi carburante sui biglietti.
La compagnia di bandiera di Hong Kong, Cathay Pacific, ha comunicato che raddoppierà il supplemento carburante sulla maggior parte delle sue rotte.
La decisione riguarda numerosi collegamenti internazionali.
Anche Aerolineas Argentinas ha introdotto un sovrapprezzo temporaneo sui biglietti per voli nazionali e internazionali.
L’aumento varierà tra i 10 e i 50 dollari per tratta.
Sulla stessa linea si muovono altre compagnie come Qantas, vettore nazionale dell’Australia, oltre a Air New Zealand e Air India, che stanno valutando o applicando misure simili.
Alcune aziende stanno invece cercando di ottenere interventi fiscali per limitare l’impatto dei rincari.
Vietnam Airlines, ad esempio, ha chiesto alle autorità di abolire la tassa ambientale sul carburante per aerei.
Diversa la situazione per il gruppo IAG, proprietario di British Airways, che al momento non ha annunciato aumenti.
Secondo quanto riferito da un portavoce, la compagnia avrebbe già coperto gran parte del proprio fabbisogno di carburante per il breve e medio periodo.
Un fattore che incide è anche la struttura delle rotte: gli hub dell’Europa occidentale del gruppo privilegiano collegamenti verso le Americhe, meno esposti alla crisi del Medio Oriente.
Il prezzo del petrolio non è l’unico problema per il settore dell’aviazione.
La chiusura dello spazio aereo su diverse aree del Golfo Persico costringe molte compagnie a modificare i propri piani di volo.
Alcune rotte risultano infatti impraticabili e devono essere deviate verso corridoi alternativi, con conseguente aumento dei tempi e dei costi.
Un’altra criticità riguarda il trasporto merci.
Compagnie come Qatar Airways ed Emirates figurano tra i principali vettori cargo al mondo insieme a FedEx e UPS.
Se gli hub di Doha e Dubai dovessero restare chiusi o limitati per un periodo prolungato, gli spedizionieri internazionali sarebbero costretti a cercare nuovi centri logistici e compagnie alternative.
Questo scenario potrebbe provocare ulteriori aumenti nei costi di trasporto e avere ripercussioni anche sui prezzi dei prodotti a livello globale.
Se il prezzo del petrolio dovesse restare su livelli elevati per un periodo prolungato, gli analisti ritengono probabile che anche altre compagnie aeree decidano di aumentare il costo dei biglietti.
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