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Feltri contro D’Alema: “Per anni favorevole alla separazione delle carriere, ora vota No contro Meloni”

Secondo Vittorio Feltri, la campagna referendaria sulla separazione delle carriere è stata segnata da posizioni contraddittorie e da un clima politico che avrebbe oscurato il merito della riforma.

Vittorio Feltri e il referendum sulla separazione delle carriere

Il referendum sulla separazione delle carriere tra magistrati è arrivato alle battute finali di una campagna che, secondo Vittorio Feltri, sarebbe stata caratterizzata da una forte distorsione del confronto pubblico.

Nel suo intervento il giornalista sostiene che nelle ultime settimane il dibattito si sia progressivamente spostato dal merito della riforma a uno scontro politico.

Feltri cita come esempio il caso di Goffredo Bettini, storico esponente della sinistra italiana. Bettini ha dichiarato di essere da tempo favorevole alla separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici. La stessa posizione, ricorda Feltri, in passato era stata condivisa anche da Massimo D’Alema.

Nonostante questa convinzione, Bettini ha annunciato che voterà contro il referendum. La motivazione, secondo quanto riportato da Feltri, sarebbe di natura politica e legata allo scontro con il governo guidato da Giorgia Meloni.

Feltri descrive questa posizione come una contraddizione evidente: sostenere nel merito una riforma ma scegliere comunque di respingerla alle urne.

Il clima del confronto politico secondo Feltri

Nel suo commento Vittorio Feltri critica anche il tono adottato da alcuni sostenitori del “No”.

Secondo il giornalista, durante i dibattiti televisivi molti oppositori della riforma avrebbero evitato di affrontare direttamente il merito della separazione delle carriere, concentrandosi invece su scenari politici futuri o su ipotesi di possibili conseguenze istituzionali.

Feltri sostiene che in diversi interventi siano stati evocati rischi per l’indipendenza della magistratura o presunti ritorni a scenari autoritari.

Nel suo editoriale cita anche Romano Prodi, ricordando alcune sue dichiarazioni sui possibili effetti del referendum. Per Feltri questo tipo di argomentazioni avrebbe contribuito a spostare l’attenzione dalla questione tecnica della riforma a un confronto ideologico.

Il caso Woodcock e il tema delle intercettazioni

Feltri richiama poi un episodio raccontato in televisione durante una puntata del programma “PiazzaPulita”.

Nel corso del dibattito il deputato Giorgio Mulè ha ricordato un’indagine condotta dal pubblico ministero Henry John Woodcock. Secondo il racconto riportato da Feltri, nel fascicolo sarebbero state raccolte circa 37mila intercettazioni provenienti da diversi telefoni.

Mulè ha spiegato che tra le conversazioni registrate vi era anche quella della figlia quando lui era direttore del settimanale Panorama. Alla fine delle verifiche investigative, secondo quanto riferito nel programma, solo una telefonata sarebbe stata pubblicata su un giornale.

Feltri utilizza questo episodio per sostenere la necessità di separare le carriere tra magistrati requirenti e giudicanti.

Il punto centrale, secondo il giornalista, riguarda il fatto che le autorizzazioni alle intercettazioni sono concesse da un giudice per le indagini preliminari che appartiene allo stesso ordine professionale del pubblico ministero.

Feltri afferma che questa struttura potrebbe creare una vicinanza professionale tra chi accusa e chi deve valutare le richieste investigative.

Nel suo intervento cita inoltre altri magistrati coinvolti nel dibattito pubblico, tra cui Gianrico Carofiglio, Nicola Gratteri e il procuratore di Roma Francesco Lo Voi, evidenziando le tensioni emerse nel confronto politico e giudiziario durante la campagna referendaria.

Secondo Feltri, il nodo centrale resta la necessità di discutere la riforma nel merito, valutando il rapporto tra pubblici ministeri e giudici e il funzionamento del sistema delle indagini.

Published by
Claudia De Napoli

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