Vittorio Feltri contro le preghiere separate a scuola: “Inaccettabile dividere uomini e donne. Inclusione così diventa incoerenza e resa culturale”.
Intervento duro di Vittorio Feltri, che critica l’introduzione di momenti di preghiera nelle scuole, sottolineando il rischio di snaturare il ruolo dell’istruzione pubblica.
“La scuola è un luogo di istruzione, non di culto”.
Secondo il giornalista, il principio dovrebbe essere chiaro e non soggetto a interpretazioni.
“A scuola si va per studiare, apprendere, formarsi, acquisire strumenti utili per affrontare il mondo”.
Feltri precisa che la libertà religiosa non è in discussione, ma ritiene necessario distinguere tra spazi pubblici e luoghi destinati al culto.
“Chi desidera pregare è libero di farlo, e ci mancherebbe altro, tuttavia esistono luoghi deputati a questo: chiese, moschee, spazi privati”.
Il punto centrale della critica riguarda però la modalità con cui sarebbe stata organizzata l’iniziativa, ovvero la separazione tra maschi e femmine.
“Qui non ci si è limitati a concedere uno spazio: si è deciso di organizzarlo secondo un criterio preciso, quello della separazione tra maschi e femmine”.
Per Vittorio Feltri, questa scelta apre una questione più ampia, che va oltre l’ambito scolastico.
“E allora la domanda non è più solamente pedagogica, ma anche e soprattutto culturale e, permettimi, pure politica”.
Il giornalista contesta la legittimazione di una distinzione tra i sessi all’interno di un’istituzione pubblica.
“E questo, in una scuola pubblica italiana, è semplicemente inaccettabile”.
Nella parte conclusiva del suo intervento, Vittorio Feltri critica quello che definisce un approccio incoerente al tema dei diritti.
“Ci riempiamo la bocca di parole come uguaglianza, parità, diritti, e poi, nel silenzio generale, accettiamo che dentro un’istituzione dello Stato si legittimi una divisione tra i sessi”.
Feltri parla di un paradosso culturale, accusando parte del dibattito pubblico di doppio standard.
“Se inclusione significa accettare qualsiasi pratica, anche quando entra in collisione con i principi fondamentali su cui si regge la nostra convivenza civile, allora non si tratta più di apertura, ma di resa culturale”.
E conclude con un affondo sul tema del femminismo.
“La verità, caro Andrea, è che oggi esiste un femminismo selettivo, ideologico, che si indigna a corrente alternata”.
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