Daniele Capezzone attacca la campagna referendaria: “Bufale, minacce e diversivi per fermare il Sì, ma questa volta decidono davvero gli italiani”.
Nel pieno della campagna referendaria, Daniele Capezzone interviene con un messaggio diretto e senza filtri, denunciando una strategia fatta, a suo dire, di distrazioni, inganni mediatici e pressioni nei confronti degli elettori orientati verso il Sì, e indicando nel passaparola l’unico strumento realmente efficace per contrastare quella che definisce una narrazione distorta degli ultimi giorni.
“È un’arma sottovalutata ma potentissima contro i diversivi distraenti, contro le bufale last-minute, contro gli inganni televisivi in zona Cesarini, contro le minacce ormai nemmeno velate”, afferma, invitando chi ha già deciso come votare a non restare in silenzio ma a condividere apertamente la propria posizione.
“Se avete deciso di votare Sì, ditelo ai vostri amici. Parlate con loro, spiegate bene le vostre ragioni”, insiste, sottolineando come la posta in gioco sia molto più alta di quanto si voglia far credere e come il confronto diretto tra cittadini possa fare la differenza in una fase così delicata.
Nel suo intervento, Daniele Capezzone prova anche a ribaltare una delle convinzioni più diffuse negli ultimi anni, ovvero l’idea che il voto non incida realmente sulle decisioni politiche, sostenendo invece che, in questo caso specifico, l’esito referendario avrà conseguenze immediate e concrete sull’assetto della giustizia.
“Usciamo da anni in cui ci siamo sentiti dire che votare non conta, ma stavolta – matematicamente – non sarà così”, afferma, spiegando che il risultato determinerà un bivio netto e senza possibilità di compromessi.
“Se prevarranno i No, le cose rimarranno come sono e per una trentina d’anni nessuno oserà più proporre una riforma della giustizia; se invece si affermeranno i Sì, la riforma partirà davvero”, aggiunge, trasformando il voto in una scelta definitiva tra immobilismo e cambiamento.
Nel finale, Daniele Capezzone torna a mettere in guardia gli elettori da possibili tentativi di condizionamento, invitandoli a prepararsi concretamente al voto e a non sottovalutare gli aspetti pratici che potrebbero ostacolare la partecipazione.
“Non facciamoci intortare”, ammonisce, suggerendo di verificare in anticipo la validità della tessera elettorale e la disponibilità degli spazi per i timbri, così da evitare problemi dell’ultimo momento.
Infine, una battuta che chiude il suo intervento con tono provocatorio.
“Nell’urna, il procuratore Gratteri non ci vede. Possiamo votare tranquilli”.
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