Dopo il referendum sulla giustizia, Giorgia Meloni riconosce la sconfitta e conferma il governo fino al 2027. Matteo Renzi attacca: “Diventerà un’anatra zoppa”.
La sconfitta al referendum sulla riforma della giustizia non cambia la linea del governo guidato da Giorgia Meloni, che ha escluso l’ipotesi di elezioni anticipate e confermato l’intenzione di proseguire fino alla scadenza naturale della legislatura.
La premier ha affidato a un videomessaggio la sua posizione ufficiale:
“La sovranità appartiene al popolo e gli italiani oggi si sono espressi con chiarezza. Il governo ha fatto quello che aveva promesso: portare avanti una riforma della Giustizia così come era scritto nel nostro programma elettorale. L’abbiamo sostenuta fino in fondo e poi abbiamo rimesso la scelta ai cittadini. Ma i cittadini hanno deciso e noi, come sempre, rispettiamo la loro decisione. Resta, chiaramente, il rammarico per un’occasione persa per modernizzare l’Italia ma questo non cambia il nostro impegno per continuare con serietà e determinazione a lavorare per il bene della nazione e per onorare il mandato che ci è stato affidato. Andremo avanti come abbiamo sempre fatto, con responsabilità, con determinazione e soprattutto con rispetto verso l’Italia e il suo popolo”.
Una presa di posizione che chiude, almeno per ora, qualsiasi scenario di crisi immediata.
Di segno opposto il commento del leader di Italia Viva Matteo Renzi, che ha letto il risultato referendario come un segnale di indebolimento politico della presidente del Consiglio.
Secondo Renzi, la premier avrebbe perso la capacità di attrazione iniziale: una condizione che, a suo avviso, porterà a una progressiva perdita di consenso anche all’interno della maggioranza.
“Ha perso il tocco magico” e rischia di diventare “un’anatra zoppa”, ha dichiarato, prevedendo un periodo complicato per la leader di Fratelli d’Italia.
Il riferimento è a una fase politica in cui, secondo il leader centrista, i sostenitori potrebbero iniziare a prendere le distanze.
Il risultato del referendum apre interrogativi sul futuro delle riforme annunciate dal governo.
La bocciatura della riforma della giustizia rischia di rallentare anche altri progetti, come l’autonomia differenziata e il premierato, già oggetto di dibattito politico e istituzionale.
Nonostante il risultato, Giorgia Meloni ha ribadito la volontà di proseguire il percorso di governo senza modificare la tabella di marcia.
Lo scenario che si delinea è quello di una legislatura destinata a proseguire fino al 2027, con una fase politica segnata da tensioni e da un confronto acceso tra maggioranza e opposizione.
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