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Marco Travaglio attacca Meloni: “Arroganza punita, i prossimi mesi saranno una via crucis”

Marco Travaglio commenta il referendum sulla giustizia, attacca Giorgia Meloni e parla di crollo del consenso dopo la vittoria del No.

Marco Travaglio referendum giustizia: l’analisi dopo il No

Nel dibattito politico successivo al referendum sulla giustizia, il direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio ha offerto una lettura particolarmente critica del risultato, intervenendo nel corso della trasmissione “Dimartedì” su La7, condotta da Giovanni Floris.

Secondo Marco Travaglio, la vittoria del “No” rappresenta molto più di una semplice bocciatura tecnica della riforma.

“Gli italiani, quando si supera il livello di guardia dell’arroganza e si intravede una voglia un po’ ducesca del potere, ti mettono a posto e scelgono le strade più inesplorate”, ha dichiarato.

Il giornalista ha quindi descritto il voto come un momento in cui si concentra un malcontento accumulato nel tempo: “Spesso ricorre la domanda: ma perché con tutti i disastri che fanno, non perdono consenso? Peraltro, questi in tre anni e mezzo di governo lasciano il nulla, perché non hanno fatto niente: avevano da piantare questa bandierina e gli italiani gliel’hanno buttata giù – continua – E a me capitava di rispondere: guardate che quella cosa lì di perdere consenso capita tutto in un botto, cioè quando tu inciampi, poi gli italiani te le fanno pagare tutto insieme”.

“Riforma di casta e inciampo fatale”: le accuse di Marco Travaglio

Nel suo intervento, Marco Travaglio ha individuato nella riforma proposta dal governo l’elemento che avrebbe innescato la reazione degli elettori.

“L’inciampo fatale è stata proprio la riforma Meloni-Nordio, una riforma di casta perché la politica mettesse le mani sulla magistratura. Hanno fatto di tutto per farcelo capire e adesso gli italiani gli hanno fatto pagare tutto il resto: le accise, la complicità con Netanyahu nello sterminio di Gaza, la complicità con Trump in queste guerre assurde contro l’Iran che non sappiamo nemmeno quando si chiudono ma sappiamo quanto ci costano e tutto il nulla di questi tre anni e mezzo”, ha affermato.

Il direttore ha poi sottolineato il ruolo dell’atteggiamento politico nel determinare il risultato: “Improvvisamente adesso l’arroganza, che è quello su cui sono inciampati, fa sì che tu diventi odioso e che ti fanno pagare tutto quello che prima ti perdonavano: è successo a Renzi, è successo a Salvini, succede a tutti i politici arroganti”.

Il peso politico per Giorgia Meloni e il consenso dei giovani

Interpellato sugli effetti del voto per la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, Marco Travaglio ha parlato di un passaggio critico per la leadership della premier.

“È una bella botta per la Meloni, perché è la prima volta che, tutto in un attimo, perde il tocco magico e l’aura di invincibilità dimostrando improvvisamente di aver sbagliato tutto nella comunicazione, lei che se la cavava bene soltanto sulla parlantina. È stata punita dai ragazzi che lei aveva inseguito addirittura nel podcast di Fedez come se Fedez fosse ancora un ragazzo”, ha dichiarato.

Il giornalista ha infine richiamato una frase circolata sui social: “La Costituzione l’hanno scritta i bisnonni e l’hanno salvata i nipoti”.

E ha concluso: “Quando perdi il voto dei ragazzi, quando il Sì vince soltanto tra gli anziani di certe regioni e quando vedi questo plebiscito, tu capisci che i prossimi mesi saranno una via crucis”.

Il commento si inserisce in un contesto politico segnato da forti contrapposizioni e da interpretazioni divergenti sull’impatto del referendum sugli equilibri futuri.

Published by
Lorenzo Costantino

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