Giorgia Meloni assume il Turismo ad interim dopo le dimissioni di Daniela Santanchè, mentre crescono tensioni nel governo tra nuove nomine, pressioni e scenari incerti.
La decisione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni di assumere temporaneamente la guida del Ministero del Turismo segna un passaggio rilevante negli equilibri dell’esecutivo. La scelta arriva dopo le dimissioni di Daniela Santanchè e sembra ridimensionare, almeno nell’immediato, l’ipotesi di un rimpasto di governo circolata nei giorni successivi alla sconfitta referendaria.
Nonostante ciò, restano aperte diverse caselle all’interno dell’esecutivo. Dopo la nomina di Antonio Mura come capo di gabinetto al posto di Giusi Bartolozzi, restano ancora scoperti incarichi chiave, tra cui quello lasciato da Andrea Delmastro al Ministero della Giustizia e lo stesso dicastero del Turismo.
Secondo le indiscrezioni, nei prossimi giorni si dovrà decidere la soluzione definitiva per il Turismo. Tra le ipotesi più accreditate figura la nomina di un sottosegretario con deleghe operative, con il nome del deputato Gianluca Caramanna in pole. Non manca, tuttavia, anche la possibilità di una nomina diretta a ministro, con il nome di Lucio Malan tra quelli circolati nelle ultime ore.
Parallelamente, resta alta la tensione attorno al ministro della Giustizia Carlo Nordio, finito nuovamente al centro del confronto politico. Durante il question time alla Camera, il Guardasigilli ha respinto le richieste di dimissioni avanzate dalle opposizioni, ribadendo di avere ancora la fiducia della premier e dell’intero esecutivo.
Tuttavia, la recente approvazione da parte dell’Unione Europea della direttiva anticorruzione ha riacceso le critiche nei suoi confronti. Il provvedimento, infatti, impone all’Italia di reintrodurre il reato di abuso d’ufficio, abolito nel 2024 con la riforma della giustizia.
Le opposizioni hanno subito attaccato il governo, sostenendo che si tratti di una bocciatura politica. Tra le dichiarazioni più dure quella di Nicola Fratoianni, che ha scritto:
“Ecco un altro sonoro ceffone al ministro Nordio e al governo Meloni, i quali ossessionati dalla propaganda securitaria contro i più deboli e fragili, avevano fatto pure il favore ai ‘colletti bianchi’ di togliere dai reati del nostro Paese l’abuso d’ufficio. Ora l’Europa ci costringe a reinserirlo.”
Le eventuali dimissioni di Nordio aprirebbero scenari ancora più complessi, rendendo difficile evitare un rimpasto complessivo.
Il quadro politico resta agitato anche all’interno di Forza Italia. Dopo le dimissioni di Maurizio Gasparri dal ruolo di capogruppo al Senato, la guida è passata a Stefania Craxi, mentre lo stesso Gasparri potrebbe assumere la presidenza della commissione Difesa e Esteri.
Non si escludono ulteriori cambiamenti. Alla Camera, infatti, circolano voci su un possibile avvicendamento per il capogruppo Paolo Barelli, con il nome di Giorgio Mulè tra i possibili sostituti. Un’ipotesi che, secondo fonti politiche, non sarebbe gradita al vicepremier Antonio Tajani, impegnato a mantenere equilibrio all’interno del partito.
Nel frattempo, Tajani ha incassato il sostegno di Marina Berlusconi, che avrebbe confermato la propria fiducia nella sua leadership.
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